TEMA 2016 – BREAKING CHAINS


Un mito è tra i racconti ciò che un ideogramma è tra i fonemi: evoca, per sempre, un’idea. Parola viva, capace di dire cose diverse, rimanendo uguale nella sostanza a sé stessa.

Tra i miti ce ne è uno che voglio raccontare così: pensa a una sala di un multisala.

Buia, così che le persone sedute all’interno non abbiano altra visione che una parete di fronte, grande e illuminata. Si è in tanti, ma da soli. Tutti seduti, tutti portatori di pesanti catene nel cuore.

Suoni e musiche sovrastano ogni respiro, ogni fruscio di movimento: vengono da più punti, avvolgendo, isolando, rendendo anche la pelle un organo uditivo.

Immagina che su questa grande parete vengano proiettate immagini, frutto della luce che colpisce altre immagini, figure di realtà che sono esistite, forse, chissà dove, chissà quando. Emozioni proiettate, idee di chi quelle figure le ha volute così, progenie della vita di tanti che si sono resi statuine viventi, nate dalla storia dei loro avi, e degli avi dei loro avi.

Così credibili da sembrarti vere, da farti lottare, piangere, cantare con loro; soprattutto ascoltare: con le orecchie, con gli occhi, con il cuore…

E’ realtà. Realtà infinita e pur tuttavia inclusa in un tempo e in uno spazio limitati (ma non è forse limitato anche il tempo e lo spazio della tua vita?).

Ci sei dentro con tutto te stesso, e in qualche modo essa ti cambia. Ora non sei migliore né peggiore. Sei diverso, hai vissuto in una dimensione altra e, come con il cibo, hai assimilato quella esperienza a te. Non sei stato tu a prendere la forma di ciò che hai visto, viceversa ne hai tratto nutrimento a modo tuo.

Ora immagina di veder scorrere i nomi, con quanto di ricco e simbolico c’è in essi, di tutte le voci che ti hanno parlato, ciascuno testimone di una sua, propria, storia infinita. Scorrono troppo veloci, a ognuno vorresti chiedere mille cose. Ma il cosmo è così, fatto di miliardi di infiniti inafferrabili, e, in qualche modo, in parte, liberi.

Sì, limitatamente liberi. All’improvviso ti ricordi che sei libero anche tu. Hai catene, come tutti, ma non ti legano alla sedia. Ti alzi ed esci, abbagliato dalla luce esterna: luce artificiale del locale prima, luce esterna dei lampioni poi. Infine luce candida della luna, riflesso della luce del sole, di uno dei soli dell’universo.

Ecco, ora puoi scegliere, o ri-scegliere (perchè è questo ciò che fai in ogni momento): vuoi tenere le stesse catene?

Ti vedo: vuoi allentarle, o forse vuoi romperle definitivamente, per guardare con rispetto la realtà che ti circonda, capace di essere una, nessuna, centomila…

Sei pronto allora a contemplare lo sforzo coraggioso di chi ti cammina vicino, percorrendo forse la stessa strada, ma per lui così diversa?  Sei pronto ad accettare questo farsi compagnia, camminando  insieme da soli?

Ti chiedi se il sole consentirà mai di vedere come è veramente la realtà vera, quella valida e unica per tutti.

Sì, un domani sorgerà il sole. Ma non ora. Non è il momento. Ora goditi la fresca aria della notte e cammina verso l’alba, con passo fermo sul tuo sentiero, innamorato dell’iridescente luce delle stelle.

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