Indivisibili

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Sono soddisfazioni. Premiare un film e vederlo poi tra i sette in selezione per rappresentare l’Italia agli Oscar, poi vederlo sul filo di lana con Fuocammare di Gianfranco Rosi, scartato per un soffio.

Storia di gemelle siamesi interpretata da attrici gemelle nella vita, metafora di una separazione inevitabile in tutte le relazioni umane, prima o poi; percorso che triangola i protagonisti, gli spettatori e gli artefici stessi dell’opera: il Premio Gianni Astrei-Venezia 2016 quest’anno non poteva che andare a “Indivisibili” di Edoardo De Angelis per aver saputo mostrare la fatica e la difficoltà delle scelte nel percorso di elaborazione della personale autonomia, verso una libertà consapevolmente intrecciata ai gemellaggi dell’anima.

Ogni relazione umana, infatti, è un cosmo di equilibri, libera e inevitabile al tempo stesso, necessariamente non eterna.

Per dichiarazione dello stesso De Angelis il film è un’alternanza continua di opposti: ostentazione di bellezza e orrore, ammirazione e pietà, gioco complesso di amore e sfruttamento.

La relazione tra le sorelle “serve” gli interessi di tre figure maschili che ruotano intorno a loro: il padre, il sacerdote e il sedicente impresario.

(anche qui dicotomia tra maschio sfruttatore e donna che conquista piccoli o grandi trofei? Gli elettrodomestici per la mamma, la libertà per le ragazze…).

Dal punto di vista delle gemelle siamesi invece l’alternanza è tra paura del distacco e desiderio di autonomia, con l’immensa difficoltà nel delimitare i confini propri e altrui. Ma questo non è forse comune a tutti i legami umani?

La legittima ossessione di separazione dalla sorella, sfocia, per Dasy, in un atto impulsivo e di ribellione, di amore e al contempo di violenza. Un gesto che mina priorità fondamentali, arrogandosi il diritto di scegliere, per sé e per gli altri e senza la possibilità di tornare indietro, ciò che è meglio in termini assoluti.

Immedesimarsi in un racconto implica però sottostare alle regole di un mondo, quello rappresentato dal film, sul quale non possiamo intervenire. Dividerci dal protagonista, così come Viola e Dasy cercano di fare in termini non metaforici, significa invece interrogarsi sul se ci saremmo comportati come ha fatto lui. A volte è proprio la divergenza di ipotetiche scelte, accettando che la vita non è fatta di treni che scorrono su binari stabiliti, a rinnovare le ragioni e le speranze che sottendono alle nostre convinzioni. Perché ciò che scorre non stagna, e la stasi non è vita.


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Angelo Astrei

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Classe '90 - innamorato di mia moglie, della mia famiglia e della lazio - lavoro nel FFF da quando ho 17 anni tanto che siamo cresciuti insieme contribuendo l'uno alla maturazione dell'altro. Ho tante debolezze ma non so resistere ai bei progetti che sembrano impossibili. Gran manager, musicista, esperto di cinema e atleta... no, non sono niente di tutto questo ma va bene così.