La Trattativa, Sabina Guzzanti al Fiuggi Film Festival

Sabina Guzzanti FiuggiFF2016

Sale sul palco sotto le stelle del Fiuggi Film Festival Sabina Guzzanti, è la 711cesima proiezione de La trattativa e lei filma l’evento dal suo i-pad. Per un’ora la Guzzanti si intrattiene con il pubblico e racconta i retroscena del suo ultimo lavoro cinematografico.

La trattativa è un film di genere documentaristico su la negoziazione tra lo Stato italiano e Cosa nostra avvenuta negli anni novanta. “E’ un film con una storia speciale perché affronta un argomento un po’ duro da digerire per la classe dirigente – spiega la regista – che viene accusata di essere connivente con la mafia”. E infatti la Guzzanti racconta che il film, presentato quasi in sordina alla 71° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ha avuto una storia un po’ travagliata fino al momento in cui ha trovato una ridistribuzione nata dalla libera iniziativa popolare, quando i cittadini in modo del tutto autonomo si sono messi ad organizzare proiezioni anche improvvisate. “L’argomento della trattativa Stato mafia è stato particolarmente osteggiato anche dal presidente della Repubblica Napolitano, ma si tratta di una storia importante da raccontare, era una cosa che andava fatta. Non conoscere queste cose significa non poterle cambiare. L’Italia di oggi è figlia di quegli accordi, di quelle decisioni prese sotto il ricatto di quelle stragi”.

La Guzzanti non teme di raccontarsi di fronte al pubblico del Fiuggi Film Festival: “Dal 2003 quando sono stata cacciata dalla Rai la mia vita è cambiata, ma è diventata infinitamente è più interessante. Non ho più potuto lavorare in televisione, ma ho cominciato a fare cinema e sono felice di aver imparato a fare film. Questo film ha avuto un percorso assurdo, ma se si è tenaci la strada per fare le cose la si trova sempre, basta non fermarsi ai primi insuccessi”.

Sulla struttura del film la Guzzanti chiarisce: “Avevo a disposizione una enormità di materiale e dovevo trovare una formula per metterlo in scena. Questa formula mista, a metà tra genere documentaristico e teatrale, mi ha permesso di raccontare tutto quello che era essenziale. Si tratta di un teatro un po’ brechtiano, in cui il pubblico è sempre consapevole che l’attore sta recitando, in questo modo il racconto si fonde bene con il materiale di repertorio e con le interviste”.

Sabina Guzzanti non perde però la sua vena satirica e commenta: “Fare un film sulla trattativa Stato mafia in Italia è un po’ come cercare di far pattinare un elefante sul ghiaccio”. E spiega ai ragazzi del Festival: “La censura non è solo sui contenuti politici, ma è sull’intelligenza, non vogliono che la gente riceva nessuno stimolo intellettuale”.

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Vania Amitrano

Vania Amitrano

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Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata; da anni scrive ed esplora con passione le sconfinate possibilità della comunicazione nel web.