Claudio Giovannesi ai ragazzi del Fiuggi Film Festival: “Complimenti!”

giovannesi primo piano

Da The wrestler di Darren Aronofsky a I 400 colpi di Francois Truffaut, Claudio Giovannesi spiega al pubblico del Fiuggi Film Festival lo stile che lo ha guidato nel realizzare Fiore, un film che parla di innocenza e femminilità, ma questa volta è la giuria giovani a prendere i complimenti del regista.

“Shakespeare insegna che in amore più è grande l’ostacolo più forte è la passione” ha detto il regista, giunto a Fiuggi da Roma esclusivamente per l’occasione, per spiegare l’idea di fondo da cui è partito per realizzare questo suo terzo lungometraggio presentato con successo all’ultimo Festival del Cinema di Cannes nella sezione Quinzaine des Realizateurs.

Fiore è ambientato in un carcere minorile in cui i ragazzi e le ragazze sono ospitati in due palazzine differenti ma attigue con il divieto assoluto di incontrarsi e parlarsi. In questo contesto i due protagonisti, Daphne e Josh, si innamorano attraverso le sbarre che separano i due cortili. “Il cast dei ragazzi è tutto composto da attori non professionisti. Il criterio che abbiamo scelto per selezionare gli interpreti più giovani era quello di avere la minor distanza possibile tra attore e personaggio, proprio per portare la verità della vita reale nel film”.

“Ho dedicato a questo film quasi tre anni di vita per cercare di creare una fusione tra realtà e finzione. Per la scrittura abbiamo trascorso più di 6 mesi nel Carcere di Casal del Marmo a Roma e molte scene sono nate proprio lì con i detenuti. Io credo che le cose più sorprendenti le si incontrano nella realtà”.

I ragazzi del Festival hanno mostrato interesse per ogni dettaglio del film, dal tema, alle musiche, ai film che lo hanno ispirato e Giovannesi ha volentieri risposto alle loro domande e si è complimentato con il giovane pubblico di Fiuggi per la loro competenza. “Il tema è il bisogno d’amore, il desiderio d’amore che accomuna tutti gli esseri umani. Fiore è un film che si basa su un paradosso: si tratta di ragazzi colpevoli di fronte alla legge ma innocenti nel modo di amare – ha detto il regista-. Per quanto riguarda la colonna sonora credo che l’emozione in un film debba essere veicolata dalle immagini, non dalla musica. Io sono musicista, ma a partire dal mio primo lungometraggio, un road movie pieno zeppo di musiche, ho iniziato ad amare i film in cui la musica non fosse troppo presente perché penso che un film debba emozionare e coinvolgere a partire dalle immagini, non dalla musica. Da spettatore lo apprezzo molto e come regista giro i miei film senza musica, solo in fase di montaggio ne aggiungo alcune quando mi accorgo che la musica può aiutare a tirar su l’emozione”.

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Vania Amitrano

Vania Amitrano

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Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata; da anni scrive ed esplora con passione le sconfinate possibilità della comunicazione nel web.