Trent’anni in viaggio con Stanley Kubrick, Emilio D’Alessandro si racconta

Emilio d'Alessandro FiuggiFF2016

Commozione, applausi, foto e lunghe e infinite strette di mano da parte degli spettatori del Fiuggi Film Festival per Emilio D’Alessandro; l’autista che instancabilmente accompagnò Stanley Kubrick lungo il corso di tutta la sua carriera ha raccontato ieri al pubblico del Teatro Comunale di Fiuggi la profonda amicizia che lo legò al regista americano, naturalizzato britannico, durante i trent’anni di viaggi in limousine.

“Tra me e lui è sempre stato facile capirci senza discutere, le sue richieste venivano eseguite da me senza pensarci. Tra me e Stanley era così: lui un genio, io figlio di contadino, ma ci capivamo immediatamente”. Emilio D’Alessandro parla di Kubrick con commozione e naturalezza: “Per me è stato come un secondo padre, con i miei genitori sono stato solo 17 anni mentre con lui ne ho trascorsi quasi 30”.

“Con Stanley lavoravo 24 ore su 24, ma mi sentivo stanco solo quando tornavo a casa. Poi in tre ore ricaricavo le batterie e ricominciavo, è stato così per 30 anni. Però quando è arrivata la notizia della sua morte è stato troppo difficile. Quando lavoravo non stavo male, sto male in questi giorni perché mi sto arrugginendo”.

Come se riflettesse su un fatto strano, l’autista prosegue: “Ci sono voluti anni prima che mi convincessi a parlare di lui. Qui in Italia ci sono tanti che ammirano i suoi film ma io, lavorando con lui, non sapevo niente di niente. C’era con Stanley un affetto familiare, questa era la contentezza che ti dava sempre più coraggio”.

Il pubblico in sala gli chiede come mai l’immagine che Stanley dava di sé fosse così poco accattivante, lui risponde con determinazione: “Stanley aveva i suoi giornalisti a cui diceva cosa scrivere, tutti gli altri, quelli che non si potevano avvicinare a lui, scrivevano cose noiose o scherzose, ma scrivevano al di là di ciò che era lui. Stanley in realtà era gentile con tutti, a lui dispiaceva pure vedere morire una mosca! Era un dio, una persona cara e gentile con tutti”.

Emilio D’Alessandro racconta poi un episodio singolare accaduto con Nicole Kidman: “Sul set io avevo sempre le cose di Stanley, le pizze dei film, la borsa di Stanley. Una volta, mentre mettevo le cose a posto sul suo tavolo, Stanley stava al bagno. Entrò di volata Nicole nell’ufficio senza bussare, era stata un poco maleducata e io la rimproverai, era brava a recitare ma un poco prepotente e la cacciai. Stanley dal bagno chiese cosa stava succedendo e io gli dissi: -Niente continua a fare quello che stai facendo!-”.

Al Fiuggi Film Festival con il sig. D’Alessandro c’è anche sua moglie, e lui racconta: “Stanley mi chiedeva sempre se mia moglie ci poteva dare una mano in cucina, io so solo friggere un uovo e lui si stupiva e diceva che ero l’unico italiano che non sapeva cucinare. Una volta preparò un menù apposta per Kubrick, Ennio Moricone e Nino Rota, pasta al sugo con polpette e pesce al limone: tutti rimasero contenti e soddisfatti della cucina di mia moglie. Negli anni la mia famiglia con quella di Stanley si sono trovate sempre più vicine”.

D’Alessandro, nonostante un po’ di stanchezza e commozione, dal palco chiacchiera con disinvoltura e come se nulla fosse fa al pubblico una piccola rivelazione: “Kubrick avrebbe voluto girare un film in Italia. Stanley amava molto l’Italia e anche gli Italiani e ascoltava volentieri le loro storie. Così, dopo aver sentito i racconti della battaglia di Cassino della Seconda Guerra Mondiale, ci mandò sul posto a fare tutti i rilievi per poter girare un film su questo argomento. Ma Stanley era un po’ lento a girare i suoi film e così non fece mai in tempo a realizzare questo su Cassino”.

Salutando la giuria giovani del Fiuggi Film Festival, basandosi sulla sua straordinaria esperienza di vita al fianco del grande regista, l’autista dice: “Fatevi coraggio che ce la fate. In voi c’è una specialità che dovete offrire e c’è una persona che è in cerca di questa specialità; voi non lo sapete ma questo vi cambierà la vita”.

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