Ken Loach porta la Palma d’Oro in Inghilterra

Ken Loach

La giostra si è fermata, i vincitori di Cannes 2016 sono stati annunciati con un palmarès davvero internazionale. Su tutti spiccano i due premi al film iraniano, mentre la Palma d’Oro attraversa il tunnel della Manica e arriva diritta in UK. Che piaccia o meno, questo è il gioco: “E questo – ha detto il presidente della giuria, George Millerin realtà è anche il divertimento del Festival“.

La 69° edizione del Festival del Cinema di Cannes si è conclusa ieri sera dopo 11 folli ed intense giornate fatte di titoli, nomi, applausi e fischi; ma sono stati gli undici giorni che tutti, parlando di cinema, continueranno a commentare per il resto del prossimo anno. I pronostici sui vincitori si sono intensificati al passaggio sul red carpet dei membri dei cast dei vari film, osservando le presenze e le assenze durante il solenne ingresso al Grand Théâtre Lumière, dove si è svolta la cerimonia di premiazione.

Il momento di maggior stupore e quasi di imbarazzo è arrivato presto, all’annuncio del Premio alla Miglior Regia, vinto ex-aequo dal rumeno Cristian Mungiu per Graduation (Bacalaureat) e dal francese Olivier Assayas per Personal shopper. Due film assai criticati dal pubblico nei giorni scorsi e non meno fischiati in sala dai giornalisti. Mungiu porta sullo schermo un lavoro tutto girato intorno al protagonista, medico e padre molto coinvolto nella vita della figlia, personaggio presente in ogni scena del film, ma che non riesce a creare un legame empatico con lo spettatore. Mentre Assayas confeziona un mistery noioso che, sotto la prospettiva spiritualistica, apre molte possibili porte su temi come l’arte, la moda e le relazioni affettive, ma non arriva a concludere nessuno dei discorsi intrapresi.

Anche il Premio alla Miglior Interpretazione Femminile ha destato una certa meraviglia, persino nella stessa vincitrice. La miglior attrice a Cannes 2016 è la protagonista filippina di Ma’ Rosa, Jaclyn Jose, che con il suo straordinario realismo è inaspettatamente riuscita a superare colleghe in partenza assai più note e più quotate di lei, come Isabelle Hupper (Elle) o Sonia Braga (Aquarius).

La regista inglese Andrea Arnold vince il Premio alla Miglior Sceneggiatura per American Honey: una sorta di Gioventù bruciata dei giorni nostri che denuncia le nuove forme di povertà giovanile e abbandono sociale dell’America contemporanea, una storia a tempo di rap fatta di sguardi, luce e colore.

Sul palco del Grand Théâtre Lumière però il più commosso di tutti è il giovane regista canadese Xavier Dolan, che dopo il successo di Mommy di due anni fa sempre a Cannes, vince il Gran Prix speciale della giuria per Juste la fin du monde (It’s only the end of the word), un film che mostra grande originalità e spirito di ricerca. Espressivo in ogni suo dettaglio, Dolan più che una storia compone un quadro, armonioso e sconcertante al tempo stesso, fatto di relazioni affettive complesse tenute insieme in un precario equilibrio da un unico personaggio assolutamente bene costruito.

Alla fine però non ci sono dubbi per nessuno: i due film migliori in concorso al Festival del Cinema di Cannes 2016 sono l’iraniano Forushande (The Salesman) di Asghar Farhadi e l’inglese I, Daniel Blake di Ken Loach. Frushande è una storia garbata ed intensa, fondata su concetti come l’onore, la civiltà e il perdono; vince il Premio alla Miglior Sceneggiatura, che va allo stesso regista Farhadi, e quello alla Migliore Interpretazione Maschile, che va al protagonista Shahab Hosseini. Il secondo, I, Daniel Blake, conferma l’abilità di un regista dalla grande esperienza come Ken Loach e si aggiudica la Palma d’Oro. “Il film mette semplicemente in scena il dramma della vita quotidiana- ha spiegato il regista in conferenza stampa- e mostra fino a che punto le circostanze economiche e politiche di un paese possono influenzare le nostre possibilità, le nostre scelte e anche ciò che noi siamo“. I, Daniel Blake è sicuramente un film sociale estremamente realistico ma anche profondamente umano, frutto di uno straordinario lavoro di adattamento di un tema politico ad una storia personale così vera e toccante che potrebbe sembrare persino una biografia senza mai diventare patetica.

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Vania Amitrano
Vania Amitrano

Vania Amitrano

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Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata; da anni scrive ed esplora con passione le sconfinate possibilità della comunicazione nel web.