Mokadelic: il mondo sonoro di Gomorra – La Serie

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A distanza di tre settimane prima Jon Snow e poi Ciro Di Marzio sono riapparsi sui nostri schermi. Entrambi accumunati da un finale di stagione a dir poco sconvolgente e da SkyAtlantic. Il primo torna sul nostro schermo facendo un giro più lungo: partendo dal Westeros ci arriva in contemporanea con gli States; il secondo invece è molto più vicino a noi, non ha bisogno di parabole così arcuate, non parte da un mondo inventato poiché viene dalla nostra terra. Così come tutta la produzione di Gomorra – La Serie: un esempio di qualità della televisione e del cinema italiano riconosciuto in tutto il mondo.

Come esempio di qualità musicale italiana sono i Mokadelic: band post-rock di Roma che ha firmato l’intera colonna sonora della prima stagione, per poi proseguire il lavoro nell’attesissimo seguito. Il loro è un percorso che parte nel 2000, quando erano solo i Moka. La storia di quattro ragazzi che si ritrovano a suonare insieme divertendosi, sperimentando e cercando nuove sonorità. Il 3 novembre del 2001 esce il loro primo prodotto “Moka Ep”. Quattro tracce di “improvvisazione strumentale” che hanno al loro interno un’idea timbrico-musicale molto chiara. Da subito definiscono la loro identità.

Una musica a tratti minimale da un sound quasi grezzo, senza troppi artifìci. Quel suono “da garage del batterista adibito a sala prove” diventa il loro marchio di fabbrica.
L’anno successivo esce il loro primo album, I Plan On Leaving Tomorrow seguito da Hopi nel 2006.

Due tracce di questo album vengono usate da Lorenzo Sportiello per il cortometraggio Fib146 presentato a Venezia nel 2006.

Proprio in questi anni si aggiunge stabilmente alla band, dopo varie collaborazioni, Luca Novelli. Gli incontri e le collaborazioni prima con Niccolò Fabi e poi con il regista Gabriele Salvatores sono il punto di svolta per i Moka, diventati da poco Mokadelic.

Il cantautore romano li coinvolge in un progetto intitolato Violenza124: sette moderne variazioni su tema, affidate a diversi artisti, vengono assemblate e montate tra loro a rappresentare la violenza. Poi è il turno del regista premio oscar con Mediteranneo, il quale cerca la band laziale per le musiche del film Come Dio Comanda. I Mokadelic scrivono ed eseguono l’intera colonna sonora ottenendo la nomination ai Nastri d’Argento 2009, ed è indubbiamente un’arma in più quella di suonare la colonna sonora e  di non delegarla a qualcuno. Questo crea un contatto diverso con le immagini, forse più vero.

Dopo questi ed altri lavori entrano definitivamente nel mondo del cinema italiano, consacrandosi con MarPiccolo di Alessandro Di Robilant, poi ACAB di Stefano Sollima e nel 2012 Pulce non c’è di Giuseppe Bonito.

Ed eccoci al 2014, siamo arrivati a Gomorra – La Serie.

Sono passati 14 anni dal primo lavoro della band. I Moka(delic) sono cresciuti, hanno affinato tecniche e gusto musicale, acquisendo una notevole esperienza nel lavorare con le immagini.

La loro musica si presta molto al gioco di contrasti che Gomorra mette in atto. Il minimalismo musicale, l’elettronica, l’ampio uso di fonti sonore esterne, la scelta delle canzoni … tutta la colonna sonora (che ricordo essere la totalità dei suoni presenti) permette allo spettatore di calarsi nel storia. Da un lato aiuta a capire le crudeltà delle azioni e contemporaneamente ad immedesimarci nel protagonista.

Si vede, e soprattuto si sente, un’attenta gestione sonora nell’intera serie. La musica esterna (off) ed i suoni interni (in) sono spesso complementari ed è bellissimo quando vengono fusi tra loro. Questo crea una costante sovrapposizione dei livelli musicali in Gomorra. Qui però serve un passo indietro per chiarire.

Esistono tre livelli nella musica da film: interno, esterno e mediato.
I primi due sono facili da capire: interno quando la fonte sonora è in scena, (inquadrata o non: in/off). Per essere più chiaro, quando ciò che noi sentiamo viene sentito anche dai personaggi.

Si parla di livello esterno quando invece la musica la sentiamo solo noi spettatori. Il livello mediato è qualcosa che va oltre a questo e si viene a verificare poche volte all’interno di un film, spesso nelle parti di maggior carico emotivo. Paolo Cocchi, in “Musica e Immagine in Barry Lyndon di Stanley Kubrick”  lo spiega così:

[...] é un processo di mediazione, di filtraggio attraverso 
gli occhi, i pensieri, la memoria, sentimenti - tutto più 
dell’udito - con tutte le distorsioni che ciò comporta.
Un potenziamento: quello che è proprio del linguaggio 
musicale, capace di agire sull’ascoltatore prescindendo 
dalle contingenze logiche del narrato, e quello nascente 
dall’interazione, in grado di mettere in comunicazione 
lo spettatore con la dimensione interiore dei personaggi. [...]

Quando la musica si va a collocare su questo livello assume la stessa importanza della voce fuori campo intesa come “io narrante”.

[...] I tre livelli possono scivolare un nell’altro rendendo 
ancora più complesso il gioco di riferimenti e 
interpretazione [...]

 

Ed è proprio questo quello di cui vi parlavo. Un continua ambivalenza, un gioco consapevole di alto livello dietro al quale troviamo in primis i Mokadelic, a seguire i registi Sollima, Comencini e Capellini, poi il fonico di presa diretta Maricetta Lombardo e il montatore Patrizio Marone. Un’intera equipe che lavora per cercare il miglior sound, il miglior timbro e la migliore sonorizzazione possibile. Perché tutto fa parte dell’ unico progetto, che è quello di raccontare Gomorra. Con dei suoni più fedeli e con una musica perfetta, la partecipazione emotiva dello spettatore diventa completa. Si capisce molto bene questo concetto proprio dall’inizio di ogni puntata. C’è sempre prima il sonoro che l’immagine. Il suono inizia sul nero (spesso in sync con il nome di Roberto Saviano) che sia di natura musicale, elettrica, naturale, antropico … qualsiasi esso sia ci arriva prima dell’immagine e noi solo pochi secondi dopo riusciamo a contestualizzarlo. Quel timbro non è scelto a caso e non ci fa rimanere indifferenti, è messo lì perché è capace in qualche secondo di comunicarci qualcosa. Un qualcosa che poi potrà essere confermato o smentito, ma che è dato a noi scoprire.

C’è un’altra cosa che attrae l’ascoltatore attento.

Gomorra non ha una sigla

La sigla è un elemento importantissimo nella serie tv. Se la serie è un po’ come un libro diviso in capitoli, che noi apriamo e chiudiamo costantemente, la sigla rappresenta la copertina che dobbiamo guardare tutte le volte  quando prendiamo in mano il libro, e che tutte le volte apriamo per ripartire da dove eravamo rimasti. Un aspetto curatissimo di solito, sia dal punto di vista visivo che sonoro: pensate alla sigla di “Game of Thrones”, oppure di “Sherlock” o di “Breaking Bad”. Sono molto lunghe, hanno un forte impatto musicale, ed hanno una decisa caratterizzazione visiva.

Ci sono due metodi: o iniziare la puntata con la musica sui titoli di testa, come in GOT, oppure farla partire dopo i primi 2-3 minuti di scena, i quali hanno il compito di ri-catapultarci all’interno della storia. Così che, “lanciata” da una frase o un’immagine significativa, possa partire la sigla in pompa magna.

I tre registi italiani hanno optato per questa seconda ipotesi, molto più bella, ma con una variante: la “sigla”, se così si può chiamare, ha una durata di solo 10’’ e si limita ad un passaggio di camera dall’alto sulla scritta GOMORRA. Il tutto è sorretto da un connubio di suoni di natura elettrica e suoni esterni. Forse un temporale, forse del vento, forse un elicottero … o forse no. Livello mediato! Siamo solo all’inizio … un bel biglietto da visita sul mondo sonoro che ci aspetta.

Certo se non troviamo una sigla all’inizio, la prima cosa da fare è andare guardare alla fine. Non sui titoli di coda, non siamo al cinema. La chiave è nell’ultima scena di ogni puntata. Ogni volta ascoltiamo la stessa traccia, Doomed to live. Questa è la vera sigla della serie, ed è alla fine. Ogni volta appare scaturendo dal ambiente sonoro che la precede, ed ogni volta assume un colore diverso. In alcuni casi sta con noi, a volte è con Genny o con Ciro, altre è per conto suo … un main theme cangiante e nascosto.

Alessio Mecozzi, Cristian Marras, Alberto Broccatelli, Maurizio Mazzenga e Luca Novelli (i Mokadelic) firmano una colonna sonora fatta di distorsioni, dissonanze, minimali accenni melodici, esplosioni ed ultrasuoni. Sono sonorità di strada, perché è per strada che si svolgono gli affari; è graffiante come lo è la storia della famiglia Savastano; è sporca come lo sono gli affari della Camorra; è moderna perché ha un ruolo fondamentale come se fosse un ulteriore personaggio; è perfetta perché contribuisce attivamente a rendere Gomorra – La Serie un prodotto di altissimo livello e di caratura internazionale.

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Giorgio Astrei

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Giovane compositore credente dell’arte e quindi nel (bel) calcio. Mi piace molto di più ascoltare che parlare.  Scrivo quando mi viene chiesto. In questo non sono né bravo né scarso … sono Giorgio.