LO ZIMMERISMO – CAPITOLO FINALE

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“Interessanti gli articoli su Hans, però ogni tanto parlane anche male.” Così, scherzando, in una conversazione Skype internazionale un mio amico mi ha dato un suggerimento per l’ultimo appuntamento sul compositore tedesco.

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Ed in effetti ha ragione. Allora iniziamo andando dritti al punto. Oggi finalmente rispondo alla domanda fatta nel primo articolo: perché guardando il trailer di Captain America Civil War ho attribuito la musica a Zimmer?

  • ogni artista ha un suo stile. E essere riconoscibile non è un difetto, anzi. Si può essere riconoscibili per vari motivi. Pensiamo a Debussy: bastano tre secondi di musica per riconoscerlo. Quel mondo armonico è talmente “suo” che non può essere confuso.
    Il timbro, poi è un ulteriore elemento di identità. Pensiamo ad una band pop tipo i Coldplay: genere più o meno assimilabile ad altri, ma unico nell’inconfondibile sound.
    Tutti elementi che riscontriamo anche nel nostro caso. L’uso dell’orchestra, sopratutto nei momenti di forte impatto, in Zimmer è riconoscibilissimo.
  • i compositori, di qualsiasi genere, “riciclano” il materiale musicale. Se lo ha fatto anche un certo Bach vorrà pur dire qualcosa. Se ci pensate bene è un diritto del compositore riutilizzare il proprio materiale, è di sua proprietà. Nino Rota non vinse l’oscar per la colonna sonora per “Il Padrino, parte I” proprio perché aveva riutilizzato del materiale musicale già scritto precedentemente da lui stesso in un altro film. (Oscar che poi gli venne assegnato per il secondo film della trilogia.) Spesso ho sentito dire che alcuni lavori di Zimmer si somigliano. Ed in effetti alcune cose sono davvero simili. Vi sono alcuni passaggi contenuti in “The Rock” che ricordano molto momenti di “Pirates of Caribbeaen”, che a volte può sembrare “The Gladiator” .
    Non è una cosa alla quale io do troppo peso.

 

  • la composizione di musica da film ad Hollywood non è affidata ad un singolo, ma ad team molto organizzato, con molte figure professionali: una vera e propria azienda. Non è solo Hans a scrivere la musica. Può contare su moltissimi collaboratori: esperti orchestratori, strumentisti, tecnici del suono e tante altre figure. La sua è solo la penultima parola. Penultima, perché ricordiamoci che c’è sempre il regista.
    Certo, essere Morricone, Desplat, o Zimmer è in parte diverso. Produzione e regista sanno  cosa aspettarsi quando decidono di chiamare un compositore di questo calibro, sia nel nome che nello stile. Comunque anche loro raramente hanno carta bianca.

In Zimmer ritroviamo tutto questo. Il suo stile è riconoscibile, non solo come musica ma anche nelle scelte e nel rapporto con le immagini. Forse questo deriva dal terzo punto appena spiegato, esigenze di produzione e tipologia del prodotto: grandi produzioni, spesso film dall’altissimo tasso di “epicità”. Timbro, temi semplici e diretti e una sensazione costante del ritmo sono le basi dello zimmerismo. Ai quali si aggiunge un uso consapevole e innovativo del supporto elettronico. Per fare un esempio: la pulsazione ritmica in Batman è di natura elettronica, in The Gladiator invece il main theme è sorretto dalle percussioni, in particolare dal rullante.

C’è un momento storico preciso in cui tutti si accorsero del mondo sonoro creato da Zimmer: anno 2003, proprio “Pirati dei Caraibi”. Se esistesse un manifesto dello zimmerismo questa verrebbe indicata come nascita del movimento: questo stile così riconoscibile si palesa con un grandissimo equivoco. La colonna sonora del primo film in realtà porta la firma di Klaus Badelt, guarda caso, uno dei suoi più vicini collaboratori nei precedenti lavori. I successivi capitoli della saga vennero affidati a lui, forse proprio per la spiccata somiglianza nello stile.

Soffermiamoci su questo lavoro. Essendo un prodotto seriale il materiale musicale che ne consegue è molto simile nei vari capitoli. Non c’è bisogno di inventare nuovi temi, nuove idee, basta, si fa per dire, saper riutilizzare il materiale già scritto. Ne abbiamo molti di esempi da Il Signore degli Anelli – Lo Hobbit, a Il Padrino già citato prima, Harry Potter ed altri …

Di questo lungo elenco “Pirates of Caribbean” è la più grande Zimmerata della storia. Ereditando musica con il suo stile, ma non sua, Zimmer decide (male) di ri-zimmerizzarla.

I temi usati da Klaus Badelt sono molto d’effetto e scritti molto bene. Il problema è come sono stati riutilizzati. L’errore secondo me sta nel fatto che sono troppi e troppo simili. Nessuno prende il sopravvento e sono random: spesso vengono posizionati senza essere riferiti ad una situazione specifica. Cosa che nel primo film è gestita meglio, ma nei sequel è molto fastidiosa.

Vi faccio quest’esempio tratto dal secondo capitolo di Jack Sparrow e compagni. Una scena molto americana in cui Jack, Will e il commodoro si sfidano in duello a tre: la musica che sostiene una sequenza così lunga mi sembra molto “appiccicata”, più un modo per andare sul sicuro che altro.

Potete vedere facilmente come i temi vengano utilizzati in maniera quasi casuale, ed in alcuni momenti vi viene anche il dubbio se il video caricato su youtube sia stato tagliato … in realtà no.
Per far un paragone, anche in “The Gladiator”  la vicinanza tra le due colonne sonore è palese, e come se non bastasse la tonalità d’impianto dei main theme è la stessa. Anche per il film di Riddley Scott vengono usati più temi, ma tutti sono giustificati, distanziati e sono sopratutto diversi tra loro. Al contrario qui li troviamo spesso vicini, cosa che crea confusione.

Non ci crederete ma esiste una zimmerata ancora più grande, grazie alla quale riusciamo ad entrare a pieno nello stile senza troppe parole. Avviene in un film sempre targato Disney, con un Jhonny Depp che copia Jack Sparrow (o viceversa), con Zimmer che usa Rossini.

Si tratta di “The Lone Ranger” di Gore Verbinski.

Hans per il main theme decide di andare sull’usato sicuro. Un grande classico spesso è la soluzione, scomodando niente di meno che Gioacchino Rossini con l’overture del “Guglielmo Tell”. Detta così’ forse non suscita molto ai più, ma bastano poche note per tirarvi fuori il più classico degli “Aaaaaaaa!”.

Una scelta intelligente, forse non fatta proprio da lui, che garantisce un ottimo risultato con poco sforzo. Naturalmente le esigenze cinematografiche fanno sì che il brano vada un minimo rielaborato … in questo caso, zimmerizzato.


Prendetevi questi 5 minuti e sentite le differenze.

La musica sembrerebbe la stessa, le note sono quelle, ma l’intenzione è completamente diversa:
Zimmer rielabora il brano portando il ritmo in primo piano, esponendolo chiaramente alle orecchio dell’ascoltatore; al contrario Rossini cela la pulsazione all’interno della musica, essa è insita nel contesto sonoro e non deve essere palesata, ma arrivare all’ascoltatore quasi in maniera nascosta senza che se ne possa accorgere a pieno.
Parliamo di due generi diversi, con più di cento anni di distanza;  musica quindi riutilizzata, e riadattata secondo alcuni canoni. Quindi, con le dovute misure, possiamo ritenere questo esempio come il perfetto modello sonoro-orchestrale del main theme zimmeriano.

Sappiamo bene che una colonna sonora non è fatta solo da main theme, anzi. C’è soprattutto un’idea generale da rispettare, e in questo il compositore tedesco è sempre coerente. Nei suoi lavori c’è uno spiccato gusto musicale ed una grande capacità di rapportarsi con le immagini. Pensiamo al particolare ed ormai iconico sound di Sherlock Holmes, o all’uso solistico della chitarra elettrica in Inception, o al pieno suono d’organo in Interstellar. C’è ancora molto da analizzare, ma ritengo che ciò che ho detto sia sufficiente per capire lo stile di Hans Zimmer: un compositore che entra di diritto nella hall of fame della musica per il film.

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Giorgio Astrei

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Giovane compositore credente dell’arte e quindi nel (bel) calcio. Mi piace molto di più ascoltare che parlare.  Scrivo quando mi viene chiesto. In questo non sono né bravo né scarso … sono Giorgio.