MISTER CHOCOLAT – ESSERE SE STESSI E’ UN PROGETTO AMBIZIOSO

mr chocolat 01

Scheda Tecnica

Votazione
9/10
Contenuti
9/10
Sceneggiatura
9/10
Giudizio Tecnico
9/10
Musiche
9/10

Farina e cioccolata: storia vera di una strana coppia, un pagliaccio e la sua spalla; storia di un incontro, verso la fine del 1800, di un negro, “cannibale” da baraccone, con un artista circense che secondo la consuetudine del tempo mescolava l’acrobazia con l’imprevedibilità della narrazione per scatenare le risate del pubblico.

Storia di un legame che eleva a potenza sia il contrasto tra di loro che le possibilità di ciascuno.

“Il nero e il bianco, tutto è nel duo: ci sono subito due poli che si elettrizzano, una coppia che si è incontrata, si è scoperta, voluta bene, e che insieme ottiene il successo e il potere di rimanere nella storia”.

Questo è il nucleo del film, per voce dello stesso regista Roschdy Zem , al di là del focus sulla discriminazione razziale e sulla figura intrinsecamente bifronte, perché al tempo stesso triste e buffa, del clown.

Chocolat, interpretato da Omar Syr (Quasi Amici) è il nome d’arte di Rafael Padilla primo artista nero a calcare le scene di un teatro nella Parigi borghese della Belle Epoque. James Thiérrée, giovane attore, danzatore, scenografo e acrobata svizzero, interpreta Footit, Felix Patin fuori dalla scena.

L’immagine bellissima delle loro dita, bianche e nere, intrecciate, “siamo inseparabili”, è quasi un refrain che scandisce più volte il film.

Farina e cioccolato stanno male insieme” non si accoppiano. Eppure “funzionano”, fanno cose grandi finché lasciano le loro diversità essere tali: Chocolat effimero, giocherellone, quasi irresponsabile nei rapporti affettivi, non immune da dipendenze (alcool, soldi, donne…) e, tra l’altro, nero; Footit perfezionista, serio, per nulla attratto dalle donne, capace di nascondere i suoi sentimenti qualora siano d’intralcio ai suoi sforzi di riuscita.

“Ma tu non ridi mai?” gli domanda Chocolat. “Solo nella mia testa” .

Sono loro che creano il cliché della coppia di clown ora nota  come “il Bianco e l’Augusto”.  Il gioco degli opposti, chi dà i calci e chi li prende, il furbo e la vittima, l’esigente e il goffo, le botte e le cadute, il bianco e il nero, appunto.

Ma la vita porta altrove. La storia cambia, lascia il segno, per questo in-segna.

Prendi calci in culo da me tutte le sere e non ti sei mai lamentato”: l’esigenza di affermare la propria dignità, il desiderio di dare un senso alla propria vita e stabilità agli affetti, l’aspirazione a vedersi riconosciuti ed accettati dagli altri, non consentono di continuare a rivestire sempre lo stesso ruolo: “Vedi? Funziona anche al rovescio”.

Non sempre però: il negro deve stare al suo posto, tanto più se ha dilapidato la sua fortuna con delinquenti vendicativi e senza scrupoli. E la strana coppia non regge più, non riesce più a proteggersi.

Solo dopo più di cento anni dalla sua morte per malattia, persecuzioni e povertà il mondo ricorderà il valore di Chocolat e l’innovazione portentosa portata dai due nell’arte e nella società.

Essere se stessi? Un progetto molto ambizioso!”

Sì lo è. Talora impossibile. Soprattutto se non ci si rende conto che si è qualcuno e non qualcosa: che si è, fuor di metafora, non fissi in un’essenza definitiva, bensì soggetti a crescita, cambiamenti, ad evoluzioni personali e altrui, e ad azioni e reazioni dall’esterno.

Non serve cercare di essere se stessi dunque, se non si è disposti ai rischi e alla fatica di  divenirlo. E disposti a sapere che quasi mai troveremo un ambiente pronto ad accettarci diversi da ieri.

E’ necessario comprendere diversi punti di vista senza giudicare nessuno ma senza nemmeno inibire la personale libertà di esprimere la propria opinione sui fatti. Sapendo che si può perdere molto. E guadagnare tutto. E scoprendo, magari a distanza di secoli, che i valori fondanti l’umanità sono gli unici canali dove sempre fluisce linfa vitale. Ciò che è vivo prima o poi germoglia, anche se agli stolti sembrava morisse. Gli alberi secchi, le non verità, i falsi valori, invece cadono, talora mietendo vittime e rovina. Ma cadono. Prima o poi.

Share this Post

About the Author
Antonella Bevere

Antonella Bevere

Twitter

Catapultata nel mondo del cinema dal fato, lo sceneggiatore ha ben pensato di lasciarmi sentire sempre un po' fuori luogo. Tra i colleghi medici sono 'quella dei film', in ambienti 'festivalieri' sono l'omeopata e l'agopuntore. Ma non importa perché in fondo cinema e medicina non sono poi così diversi. Un bel film può aiutarti a guarire.