PERFETTI SCONOSCIUTI – THE HATEFUL SEVEN

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Scheda Tecnica

Votazione
8/10
Contenuti
8,5/10
Sceneggiatura
9/10
Giudizio Tecnico
8/10
Musiche
7/10

I know I must remain inside this silent well of sorrow

So che devo rimanere dentro questo silenzioso pozzo di dispiacere, cantavano i Deep Purple nel loro capolavoro Perfect Strangers, in italiano perfetti sconosciuti.

La frase sopraccitata del brano cult degli anni Ottanta si fa chiave di lettura suggestiva per l’omonimo(seppur tradotto) film di Paolo Genovese, prossimo a diventare un cult del cinema italiano.

Durante una cena i sette protagonisti del film decidono di poggiare il proprio cellulare sul tavolo, al fine di condividere ogni messaggio o telefonata con i commensali. Nonostante il tentennio, il gioco fatale avrà inizio, preso da tutti come una sfida per dimostrare lealtà e fedeltà dinanzi a partner e amici.

Ciò che ne verrà fuori è un autentico seppuku, un climax in continua ascendenza condito di vari colpi di scena, talvolta quasi surreali.

L’intuizione del regista romano, sulla quale egli stesso dichiarerà: “Strano che non ci avesse ancora pensato qualcuno”, si dimostra geniale. Il successo arriva sia tra la critica che tra il pubblico. Sono inoltre numerose dall’estero le richieste dei diritti per girare remakes del film.

Perfetti Sconosciuti fa della sceneggiatura e del piano sequenza le sue armi più affilate: i dialoghi sono eccellenti, il tempo del film è praticamente equivalente al tempo della narrazione e viene estremizzata anche la continuità di spazio, dal momento che tutto il plot si svolge nella casa di Rocco ed Eva.

Impossibile non fare riferimento a The Hateful Eight di Tarantino: i due film condividono non solo lo stile teatrale, ma anche l’inchiesta e la disamina del tema della verità.

Nell’opera di Genovese non troviamo assassini o cacciatori di taglie, ed è questo che ne accresce il significato. I protagonisti ci appaiono mostruosi nella loro normalità, non hanno bisogno di cappi o di rivoltelle, anzi, è proprio la nudità a renderli abietti, quasi meritevoli di qualche girone dantesco.

Che la loro nudità passi attraverso la resa pubblica dei rispettivi cellulari, definiti con un’affascinante metafora “le scatole nere delle nostre vite”, è sicuramente un elemento su cui il film vuole farci riflettere.

A fare da sfondo alla nefasta cena è un’eclissi lunare, che conferisce una sorta di dimensione onirica a ciò che sta accadendo. Qui veniamo ad un paradosso: mentre l’eclissi è in atto, quindi mentre è attivo lo scenario fantasmico, le verità dei presenti verranno fuori, ma solo fino a quando la luna verrà inquadrata di nuovo piena. In questo modo il regista associa la verità al sogno e la menzogna alla realtà.

Come in Matrix avremo due alternative: quella della pillola azzurra, quindi di una felicità possibile solo grazie ad una rete di simulazioni, e quella della pillola rossa, ovvero di un’esistenza pienamente cosciente, ma dolente.

Non è intenzione del film consigliare quale delle due sia la migliore o quale sia quella corretta, e credo che nessuno abbia realmente una risposta.

Viene fuori in maniera nitida invece tutta la nostra vulnerabilità, che trova asilo proprio nel nostro essere normali, imperfetti. I protagonisti di Perfetti Sconosciuti sono sicuramente iperbolici ma, per citare il neurologo Franco Basaglia, “Visto da vicino nessuno è normale”.

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Adriano Carà

Adriano Carà

Cerco di destreggiarmi come meglio posso tra Cinema, Calcio, Musica e Politica. Ah sì ci sarebbe il lavoro, ma sono ancora piccolo!