LO ZIMMERISMO – EPISODIO 1

hans

hans-zimmer3Ve l’avevo promesso ma è troppo difficile. Raccontare in 5mila battute  lo “zimmerismo” è impossibile addirittura per me. Meglio farlo a puntate, analizzando di volta in volta i suoi lavori e comparandoli tra loro.

Partiamo dall’oscar. Uno solo con ben undici nomination. Il compositore tedesco si aggiudica la vittoria grazie al Re dei cartoni animati Disney, “The Lion King”, 1994. Il lavoro di Zimmer segna un’epoca. Mai come questa volta in un cartone animato vengono usate delle musiche così cariche, holliwoodiane, da film vero e proprio.

Fattore che aiuta enormemente la percezione visiva, distaccando il tutto dall’esclusiva fruibilità infantile e portando la visione su un livello più alto. La musica contribuisce in maniera fondamentale, allontanando il fatto che i protagonisti siano disegni e sopratutto animali.

Pensiamo all’importanza della musica che accompagna l’apparizione di Musfasa al figlio, oppure all’impetuosità e alla cattiveria che sostengono la furia della mandria impazzita di gnu. A riascoltarlo oggi, ci sembra tutto normale, in realtà non lo è. Paragoniamolo per esempio alla scena dell’incendio in “Bambi” del 1942. E’ tutto diverso,  anche concettualmente. Ma soffermiamoci sulla colonna sonora. In Bambi la musica è legata alla tradizione classico/sinfonica del periodo, al contrario ne “Il Re Leone” è paragonabile a quella adatta per un inseguimento di un thriller-poliziesco.

Sì, sono passati 50 anni tra i due film ma allora proviamo con un paragone più vicino nel tempo. Il 1992, oltre ad essere il mio anno di nascita, è anche l’anno per Disney di “Aladdin”.

Vi metto a confronto due scene a modo loro simili. Sono sicuro che potrete trarre facilmente le conclusioni.

In Aladdin la musica segue i protagonisti, enfatizzandone i gesti, pur essendo condizionata dai dialoghi. Un modo di fare musica che trae le proprie origini dal “Mikey mousing”.

Al contrario, nella lotta pseudo-umana tra Scar e Simba, la colonna sonora resta autonoma. Tutto sta nell’intenzione musicale, nel timbro imponente degli ottoni e nel loro essere indipendenti dai movimenti dei personaggi. Una musica più vicina al sentimento puro che alla scena in sé. In fin dei conti, questo è ciò che si fa nel film.

Il percorso generale di evoluzione del cartone animato è lungo. Il Re Leone è solo un punto di riferimento, l’apice. Possiamo dire che Hans ha colto nel segno.

Tra le nomination all’oscar spicca sicuramente quella arrivata nel 2000 per “The Gladiator”. Il lavoro con il quale probabilmente è nato ed è stato riconosciuto lo “zimmerismo”. Basti dire che l’album della colonna sonora è nel genere il più venduto al mondo.

Come Il Re Leone ha rappresentato l’apice dell’evoluzione del cartone animato negli anni 90, Il Gladiatore segna l’era del nuovo kolossal americano. Dal questo film in poi hollywood inizia la produzione di grandi film basati su eroi storici; Il Gladiatore, King Arthur, Alexander, Troy, Il Patriota … Remake delle storiche produzioni degli anni ’50-60.

Ma tornando al film di Russel Crowe, proviamo ora a confrontarlo con il kolossal dei kolossal: Ben-Hur, 1959.

La musica di Ben-Hur è firmata da uno dei più grandi maestri hollywoodiani, Miklós Rózsa. Affermato compositore ungherese, arrivato al cinema per caso grazie all’incontro con il regista Jacques Feyder, capace di segnare completamente la musica da film di metà secolo.

Passando al confronto tra le due colonne sonore è giusto notare prima una differenza sostanziale tra i due lavori. In Ben-Hur si racconta la storia attraverso un uomo, ne Il Gladiatore si racconta l’uomo attraverso la storia.

Ci si distacca quindi dalla narrazione che viene plasmata e romanzata … ma non è importante. I film storici sono già stati fatti, ora il cinema si serve del pretesto storico per raccontare altro. La musica segue, non si potrebbe fare altrimenti. Ma difficilmente si sarebbe potuto  fare meglio di Zimmer.

La colonna sonora scritta per il film di Ridley Scott è una nuova forma di epicità. Timbro e ritmo prendono il sopravvento, si allineano all’importanza del tema, senza sovrastarlo nei momenti chiave ma facilitandone il lavoro.

I film storici degli anni ’50 erano fortemente legati all’idea di Roma, nella recitazione, nei dialoghi e nella musica. Infatti Rózsa da bravissimo compositore cerca di ricreare quell’ambiente e lo fa perfettamente. Vi basta cercare l’album su Spotify o Youtube e provare a sentire i primi minuti. Troverete una musica profondamente calata nella storia.

Ed è sconvolgente vedere la scena della corsa in Ben-Hur, l’apice di tutte le 4 ore di film, e ritrovarsi di fronte una sequenza senza musica. Solo rumori diegetici. Quel qualcosa a metà tra lo sbagliato e il film d’autore è più che voluto. L’intenzione è proprio quella di raccontare la storia così com’era. Fu una scelta giusta per l’epoca, anche interessante. Pensata per far entrare sonoricamente lo spettatore nella scena e probabilmente volta a sottolineare la bravura tecnica per la realizzazione di una sequenza così difficile.

Proviamo ora a pensare le famosissime scene nell’arena de Il Gladiatore, inimmaginabili senza musica. La musica deve sottolineare l’eroe e la partecipazione emotiva dello spettatore, non può astenersi.

C’è anche da dire che in un altro momento del film però Scott e Zimmer fanno la stessa scelta di Wyler e Rózsa. Il momento dello scontro tra Massimo ed il campione imbattuto Tigris delle Gallie. Il duello avviene senza musica. Però ha una giustificazione. La situazione è diversa dalle battaglie scenografiche con tanti gladiatori. Questo è un uno contro uno in cui il protagonista o muore o vive. La musica, in questa scena, appare solo ad un certo punto: quando il combattimento è finito e Massimo decide di non uccidere il rivale sfidando la volontà dell’imperatore. Viene quindi sottolineato il gesto misericordioso dell’eroe perfetto.

Chiudiamo il discorso sul film con il famosissimo Main Theme. Quello che tutti ricordiamo: possente, imponente, carico di ottoni e di orchestra. Lo sentiamo tre volte nel film.

La prima all’inizio, quando il Generale prima della battaglia cammina tra i suoi soldati. Il tema affidato agli archi si sente appena, mentre i legionari salutano il loro comandante. Ma è solo un’anticipazione.

Nelle successive apparizioni il tema è molto più carico ed imponente. La sua apparizione è legata ad una costante: l’invocazione all’eroe. Ci viene presentato nelle due volte in cui l’uomo da schiavo si oppone all’imperatore, venendo così acclamato dal popolo e dagli altri gladiatori. E questa volta è il tema che conosciamo. L’’uomo non viene più salutato rispettosamente, chiamato con il grado militare, ma viene invocato a gran voce per nome: Massimo.

Musicalmente sono sempre gli ottoni a prendersi la scena, coadiuvati dall’imponente coro e dal ritmo incalzante in sottofondo. Il timbro regale non viene usato per sottolineare la grandezza di Roma con una musica fedele alla storia, ma viene messo in evidenza esclusivamente il trionfo del protagonista.

Il lavoro per la colonna sonora de Il Gladiatore è immenso ed ha segnato un punto importante per Zimmer. Anche lavori precedenti erano indicativi riguardo il suo stile (The Rock di … ) ma serve il film giusto per arrivare ai vertici. Grazie alla collaborazione con Ridley Scott, Zimmer si è contraddistino musicalmente. Da quel momento in poi le produzioni sapevano che tipo di musica chiedergli. Carica, grossa, imponente caratterizzata anche da temi semplici e cantabili ma sempre giusta, capace di far entrare lo spettatore non semplicemente nella scena ma nel ritmo della stessa.

Per analizzare a pieno lo stile di un compositore non potevo non parlare dei lavori che maggiormente lo hanno consacrato. A questi sono seguiti i vari Sherlock Holmes, Pirati dei Caraibi, Batman, Inception ed Interstellar, ed altri … alcuni hanno seguito pienamente le caratteristiche precedenti altri se ne sono in parte distaccati. Ed è proprio quello che vedremo nel prossimo articolo.

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Giorgio Astrei

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Giovane compositore credente dell’arte e quindi nel (bel) calcio. Mi piace molto di più ascoltare che parlare.  Scrivo quando mi viene chiesto. In questo non sono né bravo né scarso … sono Giorgio.