USTICA

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La strage di Ustica è un fatto a molti noto ma ormai così lontano che la memoria fatica a recuperarne i dettagli. Eppure il regista Renzo Martinelli, dopo aver raccontato il caso Moro e la tragedia del Vajont, affascinato dalla ricerca della verità ha deciso che valeva la pena investire tempo e competenze professionali per scoprire e spiegare al grande pubblico cosa realmente accadde al DC9 della compagnia Itavia quel 27 giugno del 1980.

Dal giorno del disastro aereo sulle coste siciliane sono passati 35 anni. Anni di silenzio e di omertà, in cui prove e tracce sono andate perdute, in cui le idee si sono confuse e le teorie sono aumentate. Il film Ustica cerca di riallacciare i fili degli indizi, dei documenti e delle testimonianze ancora vivi per spiegare i fatti attraverso un racconto che si muove tra finzione e realtà.

Lo spunto è venuto al regista dalla lettura delle migliaia di pagine di istruttoria che il giudice Priore elaborò nel corso del processo. Nel corso degli anni sono state avanzate tre ipotesi sulle cause del disastro, nessuna delle quali è mai stata provata con certezza: cedimento strutturale dell’aereo, una bomba a bordo, un missile. Ma, dopo tre anni di studio e ricerca a stretto contatto con due ingegneri aeronautici, Martinelli è giunto ad un’altra verità agghiacciante e, a suo dire, inconfutabile sulla strage del 27 giugno 1980 secondo cui due caccia USA sarebbero stati i veri responsabili della tragedia.

La storia del film segue le vicende di due personaggi, parzialmente inventati, Roberta Bellodi (Caterina Murino), giornalista siciliana che sul DC9 perde la figlioletta, e Corrado di Acquaformosa (Marco Leonardi), parlamentare membro della commissione incaricata di far luce sul disastro di Ustica.  Entrambi, inizialmente bloccati dal dolore e dallo sconcerto, in un secondo momento con entusiasmo e trasporto cercano di scoprire la verità sulla strage ma restano invischiati in un labirinto di depistaggi, sottrazione di prove e scomparsa di testimoni.

Io sono un cineasta,- ha affermato a gran voce Martinelli ai giornalisti- il mio compito è avvicinarmi alla verità attraverso la drammaturgia, ma il mio impegno si ferma qui insieme al film, spetta ai giudici e agli storici proseguire su questa strada”. Il regista e sceneggiatore usa infatti il racconto per spiegare quella che ritiene essere la teoria più probabile.

Le vicende sono quindi il pretesto per offrire allo spettatore un quadro dettagliato e comprensibile di come si svolsero i fatti quella notte. Eppure, per quanto disarmante e chiaro, il film non riesce a catturare a pieno l’attenzione dello spettatore. In particolare l’antagonisti della storia, l’onorevole Fragalà (Tomas Arana), non risulta mai convincente nel sostenere la legittimità della ragion di Stato. Fragalà è un personaggio piatto e quasi scontato, dirigente autoritario che pur conoscendo la verità preferisce assecondare il sistema, ma con il suo modo di agire un po’ stereotipato sostiene una tesi debole e fumosa. La controparte della vicenda risulta in questo modo poco credibile e finisce con lo screditare anche la validità dell’ipotesi che vuole essere sostenuta.

Il pregio del film Ustica sta dunque tutto quanto nella parte più documentaristica dell’opera, nella struggente fotografia, nelle ricostruzioni dei movimenti aerei e nella lucida esposizione con cui il regista in molte scene riesce a comporre un quadro via via sempre più chiaro ed esaustivo sulla strage del DC9. Anche a quanti fossero completamente a digiuno degli eventi relativi alla strage di Ustica, il film infonde un profondo senso di sdegno e un sincero desiderio di sostenere a tutti i costi la ricerca della verità. Tuttavia, da un punto di vista drammaturgico, la storia, per quanto a tratti toccante, non convince e non coinvolge.

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Vania Amitrano

Vania Amitrano

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Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata; da anni scrive ed esplora con passione le sconfinate possibilità della comunicazione nel web.