AVE CESARE – THE PLAY WITHIN THE PLAY

avecesarae01

Scheda Tecnica

Votazione
8/10
Contenuti
8/10
Sceneggiatura
8,5/10
Giudizio Tecnico
8/10
Musiche
7,5/10

Tornano in formato commedia i fratelli Joel ed Ethan Coen, parodiando con un’originale pellicola lo star system Hollywoodiano.

Scherzando, si può dire tutto, anche la verità.

Questa una famosa frase di Sigmund Freud, che sintetizza in maniera efficace lo scopo di Ave, Cesare!. Il carattere meta-cinematografico del film, seppur in maniera caricaturale, mette a nudo alcuni aspetti dell’Hollywood occulta, ci mostra alchimie e manovre celate agli occhi degli spettatori spesso oggetto di discussione tra gli addetti ai lavori, soprattutto durante la prima metà del Novecento.

La narrazione è incentrata su Eddie Mannix, fixer della Capitol Pictures nella Hollywood degli anni 50.

Il fixer, nelle case di produzione cinematografiche, è una sorta di dirigente nell’ombra, un factotum, impegnato nella risoluzione di qualsiasi problema durante la “gestazione” di un film.

In maggior misura osserviamo Mannix nel gestire la vita privata degli attori, veri e propri oggetti delle Majors: li protegge dagli scandali e cerca di farli apparire come integri ed esemplari agli occhi di stampa e pubblico. I valori che Hollywood deve trasmettere, soprattutto in quel periodo, sono quelli classici della famiglia e del lavoro, deve tenere serrati nei teatri di posa gli atteggiamenti adulteri e sregolati delle star. La realtà è quindi diametralmente opposta alla montatura mediatica, gli attori hanno una personalità incandescente ed instabile, vengono identificati con lo stereotipo dell’artista spiantato, sono più simili a dei bambini che a degli adulti.

Baird Whitlock è la star, l’attore da oscar, protagonista in puro stile Play within the play del kolossal biblico Ave, Cesare!. Questi, punta di diamante della Capitol Pictures,  crea infiniti problemi a Eddie Mannix, causa la sua inclinazione per feste, alcool e donne.

Hobie Doyle è l’attore popolano, icona del cinema Western, caratterizzato come ignorante e assolutamente incapace, quasi tragicomico quando cerca con risultati disastrosi di interpretare una parte drammatica nel film d’essai di Laurence Lorenz.

DeeAnna Moran è la classica diva, impantanata in svariate relazioni, alle prese con una gravidanza problematica sia per la sua condizione di donna immagine, sia per la reputazione della Capitol Pictures: costringe Mannix ad inventare un padre fittizio per non suscitare clamore nell’opinione pubblica.

A destabilizzare l’ordine già caotico della Major è la cellula comunista “Il Futuro”, costituita da una serie di sceneggiatori intenti a servire l’Unione Sovietica dall’interno del nemico per eccellenza, gli USA.

Anche qui troviamo tipici clichè attribuiti al comunista medio, intellettuale ma anacronistico, sognatore ma poco pratico, non a caso lo sceneggiatore è l’elemento più cerebrale della macchina cinema. Il nome “Il Futuro” conferisce una dimensione ossimorica a questa componente del film, dato che la scuderia comunista appare tendenzialmente anziana e vetusta, sia nell’età che nelle abitudini.

Il modo in cui i Coen affrontano la dicotomia Comunismo-Capitalismo è assolutamente suggestivo, dal momento che la pellicola pare non schierarsi da nessuna delle due parti, al contrario fa un disegno umoristico e caricaturale di entrambe.

Nonostante sembrerebbe di trovarci davanti una serie di cose già dette e stereotipi, cucire l’etichetta di flop sull’opera dei Coen è un grave errore.

Se intendiamo il meta-cinema come genere, il film non può essere paragonato a Sunset Boulevard di Wilder o di Fellini, né per qualità né per intenzioni, ma sarebbe anche ingeneroso avventurarsi in questo confronto.

L’abilità degli sceneggiatori e la consueta brillantezza tecnica dei Coen, sorrette sicuramente da un cast d’eccezione, fanno di Ave, Cesare! una commedia sia divertente che intelligente.

Share this Post

About the Author
Adriano Carà

Adriano Carà

Cerco di destreggiarmi come meglio posso tra Cinema, Calcio, Musica e Politica. Ah sì ci sarebbe il lavoro, ma sono ancora piccolo!