THE SHANNARA CHRONICLES – VERITÀ E SACRIFICIO

shannara01

Scheda Tecnica

Genera dipendenza
7,5/10
Contenuti
7,5/10
Sceneggiatura
8/10
Giudizio Tecnico
7/10
Musiche
7/10

Elfi, gnomi, troll… No, non stiamo parlando de Il Trono di Spade, né tantomeno de Il Signore degli Anelli, ma di The Shannara Chronicles. La nuova serie fantasy statunitense, basata sull’omonima serie di romanzi scritti da Terry Brooks, è giunta in Italia a Gennaio, e si è da poco conclusa.

Agli stilemi del fantasy la serie aggiunge i tratti distintivi del racconto distopico: un futuro post-apocalittico in cui la guerra nucleare ha portato allo sterminio della civiltà umana, di cui ora esistono pochi rappresentanti che vivono come nomadi e reietti della società. Da queste ceneri sono nate, o tornate alla luce, le specie elencate all’inizio. Una nuova civiltà dunque, intesa anche come sistema di norme civiche ed etiche, regolamenta ora il mondo sotto la guida degli Elfi.

L’avidità e la brama di potere hanno condotto l’uomo all’autodistruzione, lasciando come unica speranza di salvezza e di progresso per le razze rimaste in vita, la regressione ad un modello di vita bucolico, quasi primordiale. La decrescita felice, come direbbe Latouche, prende allora vita in Shannara Chronicles: non esiste tecnologia, esiste solo il ritorno ad una vita in simbiosi con la natura. Auto o aeroplani, rimasti sparsi nell’ambiente come detriti di un modo passato, vengono visti ora come meri elementi architettonici, o simboli della stupidità umana. A prendere il loro posto è l’ambiente in sé, la natura, rappresentata dall’albero “vivente” Eterea, attorno al quale si erige un tempio e che viene adorato e protetto come unico, “vero”, emblema della nuova società.

Un potere magico inoltre, quasi divino, sorveglia e protegge il nuovo equilibrio incarnandosi nei Druidi, o meglio nel suo unico rappresentate rimasto in vita. La sua comparsa all’inizio della stagione rappresenta l’evento cardine narrativo e un monito: L’Eterea è minacciata dalla nuova venuta dei demoni, e con esso sono minacciati l’ordine e la pace.

L’albero infatti mantiene in vita il Divieto, regno magico che tiene imprigionati tutti i demoni: ad ogni foglia che cade un demone viene liberato, e quando l’albero sarà del tutto spoglio il Divieto sarà annullato e il male potrà distruggere il mondo. Scopo dei protagonisti di Shannara Crhonicles è dunque quello di compiere un viaggio, l’archetipico viaggio dell’eroe, per trovare il rimedio alla salvezza dell’Eterea, e con esso la salvezza del mondo intero.

Il ritorno del male, sotto forma di demoni del passato anch’essi dotati di poteri magici, disegna la situazione di conflitto che sta alla base della narrazione classica. Dal conflitto la narrazione prosegue con l’arco di trasformazione dei personaggi, rispettando in pieno il canone aristotelico.

Male e Bene, Sopravvivenza, Autocoscienza, Scoperta del Sé e dell’Altro, Scelta… Shannara Chronicles riprende e condensa i principali elementi costituivi dell’epica classica. I personaggi non posseggono alcun tipo di Verità, o se la posseggono questa è parziale o falsa. La drasticità degli eventi e la loro incomprensione non possono che far nascere dubbi e incertezze: perché Io? Perché ora?

Il viaggio dunque non rappresenta solo il percorso verso la salvezza del mondo, ma anche la ricerca, la scoperta e il possesso della verità. O meglio, non esiste Salvezza senza Verità.

POSSIBILE SPOILER

Ma se questa Verità fosse portatrice di morte? Se dietro all’incomprensibile e all’imponderabile si nascondesse un destino beffardo che richiama al totale sacrificio di Sé?

  • Tu sapevi che sarebbe successo questo vero? Ci hai mentito!
  • Non ti avrebbe aiutato saperlo.

Possedere la verità a priori porterebbe i protagonisti al rifiuto del proprio destino, al rifiuto di quel “viaggio dell’eroe” fondamentale tanto per loro quanto per la salvezza di tutti.

Consapevolezza e destino sono rappresentati qui come elementi che non possono coesistere in principio, ma solo al termine dell’arco di trasformazione, solo al raggiungimento dell’obiettivo, per la salvaguardia di quella Salvezza che è causa e fine della Verità stessa.

È davvero così?

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Gianluca Badii

Gianluca Badii

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Studente di cinema alla Sapienza di Roma e giornalista (se così si può dire) cinematografico; da quest'anno faccio parte dello staff del FFF. Fin da quando mio padre mi fece vedere "C'era una volta in America" a 8 anni, la settima arte è per me una ragione di vita. Da sempre l'uomo dell'ultimo minuto, ma sono convinto che ciò che importa è il contenuto, non la forma.