BASTA POCO PER RICONOSCERE ZIMMER

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Apro Fb e la prima notizia è di un fidato amico il quale condivide il nuovo trailer di Capitan America Civil War. Sinceramente avevo perso le tracce del più americano dei supereroi però non ho fatto a meno di cliccare ed aprire youtube.

Ho un debole per i trailer fatti bene. Sono una categoria a parte e mi piace molto analizzarli. In realtà è uno spot e in quanto tale deve attirare l’attenzione dello spettatore, mettere curiosità, per dirla alla Nolan: fare un innesto.

Le immagini però sono le stesse del film e nella maggior parte dei casi tutto passa nelle mani del montaggio audio e video. Spesso il voice over o una canzone fanno da collante.
Infatti Mark Woollen, una delle firme più celebri nell’ambito trailer, in un articolo pubblicato sul New York Magazine ha detto:

«Certe volte il 70 o l’80 per cento del lavoro consiste nel trovare la giusta canzone da inserire. Fare i trailer consiste nel sapere gestire ritmo, cadenza ed emozioni. I registi parlano spesso di quanto per loro una grossa parte la faccia il casting: per noi vale la stessa cosa per la musica».

Ed è qui che torniamo al trailer di Capitan America.
Non avendo seguito molto le varie vicissitudini individuali degli Avengers non conoscevo i dati tecnici come regista, musiche, cast … quindi mi sono affidato esclusivamente al video.

Mi è bastata la prima nota, un attacco di un pianoforte con un eco chiaramente virtuale in un registro acuto. Un Sol.

Piccola precisazione: registro e timbro spesso sono molto più importanti delle note. Infatti il pianoforte è sostenuto dall’ambiente, dal riverbero, dall’aria e dal voice over. Il tutto crea un mondo sonoro dal quale veniamo catturati.  Solo questo ed ho avuto subito una sensazione che inizia per Z.

Andiamo avanti. Quel Sol viene ripreso da un suono non identificato, tipo un armonico o un suono più di natura elettrica, e ribattuto di nuovo dal pianoforte. Contemporaneamente sentiamo suoni diegetici e il voice over il quale alimenta la tensione con le classiche frasi “forti”.

A 14” suono e video spariscono. Un frase ad effetto e appare il protagonista. Musicalmente qualcosa cambia. Risentiamo ancora quel Sol, questa volta accompagnato da un accenno di percussioni aritmiche. Si aggiunge un corno, timbro che sin dall’inizio dei tempi associamo all’eroe. Questa volta però ha qualcosa di diverso. Percepiamo un suono “sporco“. Infatti è suonato  in flattertounge (come fosse un pernacchia) a sottolineare il contrasto tra l’autorevolezza dello strumento e un qualcosa che ancora non ci viene svelato.

Seguono le classiche immagini dei fumetti e a al 20’’  l’intro termina sulla scritta MARVEL. Il trailer cambia.
Telegiornali che riportano le tipiche catastrofi americane sostenute da uno sfondo di ottoni, in un registro basso e neanche a dirlo sul Sol.
A questo punto la mia sensazione aveva più di una sola lettera, era diventata un ZIM.

Il voice over c’è ancora con frasi sempre più terribili, ma è un altro personaggio a parlare. La musica continua con un accenno tematico-melodico sempre intorno alla nostra nota preferita. Perché ormai, in questi 30’’, questo suono ci è entrato dentro, fa praticamente parte della storia.

Le immagini di guerra portano lo spettatore ad un inevitabile sentimento di tristezza e il piccolo movimento melodico non a caso è affidato agli archi in maniera leggera su un accordo minore. Poi di nuovo gli ottoni su quella nota e il piccolo tema viene ripetuto. Quando però le immagini cambiano, il protagonista parla e la melodia cresce. Si sposta da quella nota andando verso un registro più acuto. A questo punto appare il  co-protagonista lasciando intuire che le cose, per l’eroe, non vanno per il meglio.
La tensione cresce e la musica deve seguire. É il turno delle percussioni: timpani, gran cassa, rullante e altri effetti enfatizzano il crescendo. Loro portano il ritmo, il velocizzarsi delle cose, l’azione.

Il tema continua a crescere, con gli archi che “cantano” e un ritmo cerca di farsi spazio, ma proprio sul più bello viene bruscamente interrotto.
Quando Tony Stark esclama “Mi sono sbagliato su di te” quella maledettissima nota ci viene riproposta ma, ancora una volta, affidata ad un nuovo timbro. Facendoci caso è lo stesso suono iniziale, senza però l’attacco del pianoforte, che riecheggia per qualche secondo . Ci pensa di nuovo Iron Man a rincarare la dose con una tipica frase da trailer e …

ACCORDONE DI SOL MINORE CON ARCHI, OTTONI E PERCUSSIONI!!!!! BOOM!!!

Fateci caso, il sync più forte nei trailer è sempre sulla data, non sul protagonista. Proprio perché lo scopo è quello di portarti al cinema e pagare il biglietto. 

La musica quindi entra nel vivo, inizia davvero. Parte così un gioco ritmico-melodico serrato e di indubbio impatto emozionale che però ha già sparato le sue cartucce migliori. La melodia, nonostante sia coinvolgente e funzionale  diventa a questo punto meno interessante e, paradossalmente, scontata proprio nel momento in cui la tensione diventa palpabile e gli spettatori si sentono coinvolti in quel susseguirsi di immagini e suoni.

La mia sensazione aveva quindi raggiunto nome e cognome, Hans Zimmer. L’ho proprio detto a voce alta, con tono convinto e con una certa soddisfazione. Il trailer continua con nuovi colpi di scena: lotte, scoppi,  bombe a mano e una bellissima sorpresa nel finale.

Il mio intento nell’analisi era però arrivare a questo punto.
Avevo riconosciuto il compositore senza saperlo ed ero contento del mio orecchio e della mia abilità. Così per pavoneggiarmi con me stesso ho aperto Wikipedia per la prova del 9.
E …

“Non è possibile! Sembrava Zimmer! Era identico! Non può essere! Fammi vedere chi è questo **** di Henry Jackman.”

Eccolo là, un suo allievo. Uno che ha vissuto quel mondo e quel modo di fare musica applicata. Eppure sembrava proprio il suo maestro.

Riflettendoci bene sarà un po’ il genere Marvel, sarà un po’  la nostra memoria cinematografica, ma forse lo Zimmerismo esiste davvero.
E questo era solo il trailer del prossimo articolo.

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Giorgio Astrei

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Giovane compositore credente dell’arte e quindi nel (bel) calcio. Mi piace molto di più ascoltare che parlare.  Scrivo quando mi viene chiesto. In questo non sono né bravo né scarso … sono Giorgio.