L’HERMINE – LA CORTE

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Scheda Tecnica

Votazione
7,75/10
Contenuti
8,5/10
Sceneggiatura
8/10
Giudizio Tecnico
8,5/10
Musiche
7/10

Un tribunale è come un teatro: con il suo pubblico, i suoi attori, la sua sceneggiatura e il suo dietro-le-quinte. Ha il suo copione scritto, pronto a essere però rimescolato. Ma prima di tutto è il regno della parola parlata, dove l’ascolto è fondamentale.  Un posto dove alcuni sono padroni del linguaggio mentre altri, a volte, nemmeno capiscono ciò che viene chiesto.

In un processo penale c’è tutto: dolore umano, struggenti elucubrazioni, momenti di stanchezza, invasioni dell’intimità altrui, lotte tra avversari, gente che mente, verità incompatibili, e una marea di domande senza risposta…

Qualche volta alla fine delle audizioni la verità vince. Ma non sempre. La maggior parte delle volte non lo sappiamo. (Christian Vincent)

Alla 72.a edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia la Coppa Volpi per il miglior attore quest’anno è stata assolutamente meritata da Fabrice Luchini, per l’interpretazione del giudice nel bellissimo “l’Hermine” di Christian Vincent, in sala in Italia dal 17 marzo con il nome “La Corte”.

Niente può  definirne meglio la   scrittura come le parole del regista appena citate.

Lo spettatore in sala è, durante tutta la proiezione, parte del pubblico in aula, avvinto dalle vicende processuali, si interroga sulla colpevolezza di un genitore o dell’altro per le percosse che portano a morte una bambina di sei mesi, sa che la fama del giudice è presagio di pena pesante. Soprattutto viene messo di fronte all’innegabile verità che la giustizia giusta è pur sempre “umana”, non è fatta cioè di regole matematiche ma è inevitabilmente connessa ad una serie infinita di rapporti, situazioni, vissuti, interpretazioni, ineludibili anche per chi è giusto sin nel midollo.

Nessuno spettatore può evitare di essere “uno, nessuno, centomila”.

Ma, come solo il cinema può fare, al pubblico viene anche consentito di guardare dietro le quinte, di scoprire le persone che si presentano sul palco “togate” nelle loro emozioni più profonde, di rivivere con loro vicende passate, sogni, momenti quotidiani, relazioni affettive e familiari.

E compare, accanto alla parola, l’immagine.

Al centro del film compare uno sguardo. Quello sguardo che è calamita vitale e vivificante, pari solo al dito di Dio che fa vivere Adamo nella creazione di Michelangelo: vide che era cosa buona, e fu sera e fu mattina… e fu vita.

Sentirsi guardati da chi amiamo ci rende migliori. Spesso è l’unico motivo per salire lungo il piano inclinato che è la nostra vita. Senza quello sguardo scivoliamo minuto dopo minuto un po’ più giù, senza appiglio, senza ragione per cercare agganci.

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Antonella Bevere

Antonella Bevere

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Catapultata nel mondo del cinema dal fato, lo sceneggiatore ha ben pensato di lasciarmi sentire sempre un po' fuori luogo. Tra i colleghi medici sono 'quella dei film', in ambienti 'festivalieri' sono l'omeopata e l'agopuntore. Ma non importa perché in fondo cinema e medicina non sono poi così diversi. Un bel film può aiutarti a guarire.