ANOMALISA – ANONIMI O ANOMALI

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Una stop motion brillante e tre sole, magnifiche, voci recitanti per esprimere tutti i dettagli delle esperienze umane e consentire un’identificazione totale dello spettatore in un film di animazione.

Capace di sorprendere sempre, perfino mostrando la monotonia che caratterizza la sofferenza della vita quotidiana del protagonista: Michael Stone, infatti, svolge un lavoro particolare (tra l’altro ben conosciuto dal regista Charlie Kaufman per esperienza personale): motivatore occupazionale per centralinisti di call service.

Ha scritto un libro e ora insegna ai centralinisti come “rendere umano” quello che è tra i meno individualizzanti tra i lavori possibili. Chi chiama e chi risponde di solito non ha un volto, né una storia, c’è solo un problema da risolvere, un servizio da offrire e un risultato da conseguire, tutto qui. Michael mostra i trucchi per lavorare “come se” si mantenesse un rapporto umano. E di questi trucchi evidentemente se ne intende visto che nella sua vita reale tutte le persone che incontra, perfino la moglie e il figlio, hanno lo stesso volto e la stessa voce. Non un persecutore che si traveste apparendo sempre diverso, come nella sindrome persecutoria delirante di Fregoli (alla quale il film allude nel nome “Fregoli” dell’albergo) ma persone diverse che risultano inidentificabili perché hanno lo stesso aspetto e, geniale metafora, la stessa voce (quella di Tom Noonan).

La libido quale unica salvezza contro l’ennui de vivre può esprimersi solo quando compare una donna che finalmente ha una voce diversa (quella meravigliosa di Jennifer Jason Leigh), una Lisa-Anomala appunto. Ma l’anonimato continua a corrodere le speranze del nostro protagonista (voiced by David Thewlis). 

L’opera, tratta da una piece teatrale di Kaufman stesso del 2005, ha vinto il Gran Premio della Giuria alla 72. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ed è stata particolarmente apprezzata dal pubblico.

E’ un film su quello che vuol dire cercare la vitalità nelle relazioni interpersonali, sull’innamorarsi, sull’unicità di chi si ama-sinché lo si ama, sull’umanità o meno dei rapporti, sullo sguardo piegato su di sé di un io limitato, sull’anomalia quale dimostrazione di unicità … e su molte altre cose ancora. Soprattutto, questo film vive e fa vivere di sentimenti: l’approccio razionale compare solo uscendo dalla sala.

E’ questo infatti che ci è piaciuto di più: l’ampiezza di domande e di risposte che suscita. Lo stesso regista afferma che per lui, e per noi, il valore di un’opera è nell’interazione con ogni spettatore, mai scontata, mai univoca. Spettatore-opera compiono insieme un percorso imprevedibile e fonte di arricchimento per entrambi. Il film, come forse ogni realtà, esiste “unicamente” (cioè nella sua irripetibile unicità) solo nel momento in cui lo si vive. E ogni spettatore è diverso, perfino rispetto a se stesso in momenti diversi, non come la folla che popola Anomalisa, fatta di figure sempre tutte uguali, stessa voce, stesso volto, stesso cuore.

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Antonella Bevere

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Catapultata nel mondo del cinema dal fato, lo sceneggiatore ha ben pensato di lasciarmi sentire sempre un po' fuori luogo. Tra i colleghi medici sono 'quella dei film', in ambienti 'festivalieri' sono l'omeopata e l'agopuntore. Ma non importa perché in fondo cinema e medicina non sono poi così diversi. Un bel film può aiutarti a guarire.