LA GRANDE SCOMMESSA – THE FALL OF WALL STREET

the-big-short01-2

It ain’t what you don’t know that gets you into trouble
It’s what you know for sure that just ain’t so.

Non è ciò che non conosci che ti porterà nei guai, ma è ciò che dai per certo.

Le parole di Mark Twain aprono “The Big Short” di Adam McKay, insieme alla melodia quasi narcotica di Nicholas Britell. Ipnotiche le trame del mercato immobiliare, qualcosa di certo, marmoreo, che nel 2008 fece scacco a milioni di americani, lasciandoli senza lavoro o senza casa.

“La Grande Scommessa” o, letteralmente, “La Grande Scoperta” assume gli aspetti del cinegiornale e del docu-drama, muovendosi tra la commedia e il documentario, oscillando tra “The Wolf of Wall Street” e “Fahrenheit 9/11”.

Lo spettatore si troverà catapultato in una sorta di esperienza didattica. Il film cercherà di darci le nozioni base per tenerci aggrappati alla narrazione, ma non sarà cosa facile.

Il plot si erge su Swap, CDO, mutui subprime e obbligazioni varie, parti di un intreccio vorticoso e frenetico che richiederà una concentrazione immane agli spettatori, a meno che non siano finanzieri o brokers.

Questa la vera grande scommessa di McKay: potrà mai funzionare un film del genere?

Le risposte non possono che dargli ragione, la pellicola non farà di noi dei Gordon Gekko, ma se  siamo stati degli osservatori vigili riusciremo a spiegare alle nostre fidanzate o ai nostri cugini come il mercato americano è crollato dando origine all’attuale crisi mondiale. A svelare la grande bugia è Michael Burry, interpretato da un magistrale Christian Bale, manager di un hedge fund.

Burry è diametralmente opposto allo stereotipo dell’uomo di finanza, uomo (non personaggio, dal momento che si parla di una storia vera) bizzarro e anticonvenzionale, completamente fuori dagli schemi.

Questi, in realtà laureato in medicina, ha scelto solo successivamente la via di Wall Street. È dipinto come il classico genio e sregolatezza: va in ufficio in tenuta da jogger, ha un occhio di vetro, gira spesso scalzo ed è un fan della musica Metal, spesso associata a comportamenti antisociali. Tra le note di Master of Puppets e le critiche dei suoi colleghi, Burry si accorge della scarsa affidabilità dei mutui concessi nel mercato immobiliare, garantiti da un rating falsato, causa di un sistema incapace e fraudolento. “Ciò che è illegale è anche stupido”, afferma Jared Vennett, interpretato da Ryan Gosling.

  • lagrandescommessa_slide05
  • lagrandescommessa_slide04
  • lagrandescommessa_slide03
  • lagrandescommessa_slide02
  • lagrandescommessa_slide01

Ma scendere nella questione tecnico-economica ci farebbe sicuramente cadere in errore, quindi sarà il caso di spostare la nostra attenzione su un altro aspetto interessante.

È molto affascinante, infatti, che uno come Michael Burry sia riuscito per primo a vedere oltre la rete di frodi e speculazioni del mercato. È curioso come un alienato, un disadattato al di fuori di ogni convenzione sociale, abbia avuto l’audacia di scommettere contro i totem dell’economia americana. Ma forse è stata proprio la sua asocialità, la condicio sine qua non, la condizione utile e necessaria a trovare una falla nel sistema sociale, prima che economico-sociale.

Share this Post

About the Author
Adriano Carà

Adriano Carà

Cerco di destreggiarmi come meglio posso tra Cinema, Calcio, Musica e Politica. Ah sì ci sarebbe il lavoro, ma sono ancora piccolo!