JOY – IL SOGNO CENERENTOLIANO

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Stessa scuderia de “Il Lato Positivo” per David O. Russell, ancora alle prese con i grigiori della quotidianità, colorati stavolta da elementi assolutamente fiabeschi.

Come in ogni fiaba, il film si apre con una voce narrante, che descrive una sorta di bambina prodigio, brillante e ambiziosa, messa subito in contrasto con una donna adulta, stressata e insoddisfatta. Entrambe non sono altro che estremità della stessa persona, Joy, protagonista e soprattutto eroina, interpretata ovviamente da Jennifer Lawrence.

Ad offuscare la sua luce sarà stato, simmetricamente, il fallimento di due matrimoni: prima quello dei suoi genitori, poi il suo. L’unico faro nella vita di Joy è sua nonna, Mimi, la voce narrante, entità quasi metafisica, ineccepibilmente la fata Smemorina di Cinderella.

Di contro, i genitori non si configurano come personaggi positivi. La madre Terry, evidentemente consumata dal divorzio, appare sempre distesa nel suo letto, quasi inghiottita da una Soap che non riesce più a scindere dalla realtà, lasciando ogni lavoro casalingo a Joy. Rudy Mangano(Robert De Niro), il padre, gestisce un’officina insieme a Peggy, sorellastra della protagonista.

Questi ci viene descritto come un padre affettuoso ma eccentrico, preso dalla ricerca di un’altra compagna, e che spesso assume un atteggiamento cinico ed inadeguato.

Il divorzio dei Suoi ha costretto Joy a rinunciare al college ed ai suoi sogni, dovendo restare ad occuparsi dell’officina e della casa, dato l’evidente esaurimento della madre.
A completare il quadretto pittoresco Tony, suo ex marito e padre dei suoi due figli, e Jackie, la sua migliore amica.
Tony viene descritto come un cantante ispanico spiantato, ma di buon cuore, anch’egli vittima del suo sogno irrealizzato, costretto a vivere per difficoltà economiche nel seminterrato di casa Mangano.

Questi elementi figurano come catene, addossate e aggrovigliate l’una all’altra. Joy resta prigioniera incolpevole del suo destino, o meglio, della sua famiglia.

Se di fiaba parliamo, immaginiamo già che questa situazione non può perdurare, l’anatroccolo deve farsi cigno, non può essere altrimenti.

In questo approccio proppiano manca un oggetto magico, lacuna che però viene subito colmata. La casalinga si fonde con la bambina prodigio e ne viene fuori un mocio, un mocio speciale, che oltre a potersi strizzare da solo, porterà Joy nell’olimpo dell’imprenditoria. La realizzazione è resa possibile da Neil Walker (Bradly Cooper), un pezzo grosso dell’industria pubblicitaria, conosciuto grazie ai consigli di Tony. È interessante come nella presentazione di Neil, questi, insieme ad i suoi colleghi, viene raffigurato senza testa, inquadrato solo fino al collo.

Sicché il personaggio viene depersonificato, come per scandire la sua distanza con i protagonisti, quindi la distanza dei protagonisti dal successo.

Neil presenta il suo mondo a Joy, scena che probabilmente ha fatto divertire il regista. Lo sfondo bianco, abbagliante, della camera in cui avviene la conversazione ricorda molto la presentazione di Matrix a Neo da parte di Morpheus, mostra di qualcosa di straordinario, distante, difficile anche da immaginare.

La metafora è presto completata. Come Neo riuscirà a fare suo quel sistema in Matrix, Joy riuscirà a sfondare la porta e a padroneggiare il mondo della pubblicità.

Non è l’unica volta in cui Russell gioca con la riflessività del cinema. Cita Jack Warner, la Fox, e fa passare l’ellisse temporale tra la Joy bambina e la Joy adulta attraverso la Soap Opera amata da Terry, raffigurandola prima in bianco e nero e poi a colori.

Come se si chiudesse un cerchio, l’indomani del successo viene destabilizzato dalla morte di  Nonna Mimi. La fata buona lascia Cenerentola, ma solo dopo il compimento del suo destino. Joy adesso può cavarsela da sola, le previsioni di una nonna rimasta la sola a credere in lei si sono ormai avverate.

La realizzazione del sogno passa attraverso il contributo di tutti i personaggi, nel bene e nel male: dalla sorellastra invidiosa in combutta col padre, al sostegno di Tony e Jackie, che Joy manterrà come suoi soci anche ai vertici della propria carriera.

Nonostante il film spesso si perda in clichè come il sogno americano, nonostante sembri in tutto una Cinderella in chiave moderna, la spina dorsale dell’opera di Russell differisce sia dal classicismo hollywoodiano sia dalla fiaba.

Alla fine saranno tutti felici e contenti, ma Joy non troverà né un marito né un principe azzurro, ritroverà semplicemente se stessa.

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Adriano Carà

Adriano Carà

Cerco di destreggiarmi come meglio posso tra Cinema, Calcio, Musica e Politica. Ah sì ci sarebbe il lavoro, ma sono ancora piccolo!