CONTAGIOUS – EPIDEMIA MORTALE

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“Quando gli zombie sono vivi-morenti”

Arnold Schwarzenegger in Contagious, “Maggie” in versione originale, dimostra che un grande attore può non rimanere imprigionato nel ruolo con il quale è stato conosciuto e ri-conosciuto a lungo, per incarnare vissuti completamente diversi, talmente credibili da risultare lui stesso un uomo nuovo.

Uno Schwarzenegger fatto di sguardi, di movimenti lenti e sofferti, padre dilaniato dalla necessità di scegliere la morte meno dolorosa per sua figlia, infettata da un virus talmente contagioso da imporre l’isolamento e la morte per i contagiati e l’abbattimento per chi si rifiuti. Gli infetti vanno lentamente in decomposizione, trasformandosi in parvenze di umani, acquisendo una “bestialità” non naturale e quindi ingestibile (attaccano e mordono chiunque).

Dalle riprese grandangolari di sconfinati spazi apocalittici devastati dall’abbandono e dallo sciacallaggio, si passa a inquadrature strette su viso, mani, gesti o arredi capaci di parlare mentre intorno tutto tace. Pochi e scarni i dialoghi, spesso tace anche la musica.

Sembra di poter toccare il silenzio della solitudine nella quale compiere la propria scelta.

A volte è solo un oggetto (un ciondolo a forma di margherita, Maggie appunto) a testimoniare l’umanità di chi lo indossa e ne porta il nome.

Dai grandi spazi ai piani ravvicinati, questa alternanza esprime  il conflitto così presente nella mentalità americana e in tutti i protagonisti: quanto valgono i diritti inalienabili del singolo quando in ballo è la tutela della collettività?  

“Tu che faresti?” dice un ragazzo contagiato
“Non ci siete solo voi due in città” dice il poliziotto all’amico che non vuole consegnare la figlia.
“Ho chiesto tante volte a Lui, ma non mi ha risposto” si interroga la seconda moglie che ha allontanato i suoi due bambini pur di potersi prendere cura della figliastra.

Se è proprio la finitezza della vita umana a dare ad ogni istante un valore infinito, la morte, propria o altrui, può essere in casi estremi una scelta?

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Antonella Bevere

Antonella Bevere

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Catapultata nel mondo del cinema dal fato, lo sceneggiatore ha ben pensato di lasciarmi sentire sempre un po' fuori luogo. Tra i colleghi medici sono 'quella dei film', in ambienti 'festivalieri' sono l'omeopata e l'agopuntore. Ma non importa perché in fondo cinema e medicina non sono poi così diversi. Un bel film può aiutarti a guarire.