IN FONDO AL BOSCO: COLPEVOLE PER NON AVER COMMESSO IL FATTO

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In collaborazione con Notorius Pictures, Sky inaugura con questo film di Stefano Lodovichi la sua produzione originale pensata per il cinema.

Siamo in un villaggio delle Dolomiti, in Val di Fassa: un bimbo, perso una notte di cinque anni prima da un padre troppo ubriaco per averne cura, viene ritrovato vivo ma senza memoria.

Mio figlio è vivo!” ripete urlando ad un paese incredulo il padre, mentre corre di notte per le strade del paese con il bambino in braccio. In troppi non lo riconoscono, troppi non possono accettare l’idea che sia proprio lui il bambino scomparso. In troppi sanno cosa è successo in quella notte in cui ogni anno, per la festa di San Niccolò, ci si maschera  da diavoli per prendere, come dice la leggenda, i bambini cattivi.

Non riconoscono il suo sguardo, e anche quando il DNA ne accerta inequivocabilmente l’identità, continuano a preferirlo scomparso, sepolto nel buio  in fondo al bosco.

Le maschere inquietanti della processione portano su percorsi horror un thriller con un sospetto omicidio.

Il padre, ritenuto colpevole dai più, prova con il “ritorno” del bambino la sua innocenza (ma non la sua non-responsabilità nell’averlo perso, visto che era ubriaco). La madre invece, il nonno e altri ragazzi preferiscono pensare che forze infernali abbiano un ruolo (punitivo?) nella ricomparsa inattesa del bimbo.

Un bimbo simbolo della verità inafferrabile che siamo sinceramente convinti di cercare: umanamente la cerchiamo senza smettere mai di sperare che sia lì dove pensavamo di averla lasciata, dove, per qualche motivo, ci conviene che sia, arrivando ad attribuire al Diavolo ciò che non possiamo accettare.

Per la coscienza morale, presente massimamente anche a livello inconscio, nonostante il gioco di parole, aver desiderato il male è quasi altrettanto grave che averlo compiuto,  altrettanto necessario è quindi rimuoverlo a se stessi e occultarlo agli occhi degli altri.

È meglio non sapere, e che gli altri non sappiano. Qualunque cosa pur di ri-seppellire nel buio in fondo al bosco i sensi di colpa, la responsabilità per un desiderio, per il silenzio, per la menzogna. Si può essere disposti a uccidere, di nuovo, la stessa persona e con essa i nostri fantasmi interiori.

Quante volte rifiuteremo la Verità quando risorge dal buio dove l’avevamo sepolta?


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Antonella Bevere

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Catapultata nel mondo del cinema dal fato, lo sceneggiatore ha ben pensato di lasciarmi sentire sempre un po' fuori luogo. Tra i colleghi medici sono 'quella dei film', in ambienti 'festivalieri' sono l'omeopata e l'agopuntore. Ma non importa perché in fondo cinema e medicina non sono poi così diversi. Un bel film può aiutarti a guarire.