REMEMBER: LA MEMORIA DELLA SHOAH

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E verranno alla luce oscure verità…

Remember, in sala da gennaio 2016, è un capolavoro da non perdere di uno dei più fertili e significativi registi e sceneggiatori contemporanei.
Atom Egoyan, armeno, nato nel 1960 in Egitto e vissuto in Canada, non ha mai interrotto nei suoi cinquant’anni di vita un percorso in cui memoria storica, radici, elaborazione e sviluppo si integrano in un vortice continuo e sempre nuovo.

Molti dei temi a lui cari ricorrono anche in questo film: l’incomunicabilità (Zev, anziano protagonista, è malato di Alzheimer, costretto quindi a mantenere per iscritto perfino la consapevolezza della sua identità e dei suoi progetti), il dolore nelle vicende familiari (la morte dell’anziana moglie non è registrata dal suo inconscio che la cerca irrimediabilmente ad ogni ri-destarsi), la ricerca del nazista aguzzino attraverso un viaggio (si conosce il punto di partenza mentre l’arrivo e le strade da percorrere sono sempre sorprendenti), la colpa reale e quella apparente, il rapporto tra carnefici e vittime con realtà parallele che si svelano all’improvviso.

Ma su tutto, anche questo parte intrinseca dell’arte di Egoyan, la musica. Melodie e ritmi che avvincono e accompagnano le emozioni e facilitano l’empatia con i personaggi in modo spesso preponderante rispetto ai dialoghi; e poi, nel climax, la musica classica, quella che storicamente accompagna i popoli nell’espressione della loro natura più profonda e nelle loro vicende sociali.

Un ebreo, che deve scrivere il suo nome per ricordarsi chi è, suona a memoria Mendelssohn. La musica è infatti tra le nozioni primordiali, scolpita, nascosta nel nucleo di una memoria che nessuna demenza scalfisce: nel singolo come nelle genti. E qui è quanto mai struggente il richiamo al genocidio del popolo armeno, popolo amante dell’arte e della musica come pochi.

Il nostro anziano protagonista non ricorda i fatti ma riconosce le voci e infine suona Wagner. Lui, ebreo, suona Wagner…  


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Antonella Bevere

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Catapultata nel mondo del cinema dal fato, lo sceneggiatore ha ben pensato di lasciarmi sentire sempre un po' fuori luogo. Tra i colleghi medici sono 'quella dei film', in ambienti 'festivalieri' sono l'omeopata e l'agopuntore. Ma non importa perché in fondo cinema e medicina non sono poi così diversi. Un bel film può aiutarti a guarire.