45 ANNI: IL SILENZIO CHE CONGELA

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Scritto e diretto da Andrew Haigh, con Charlotte Rampling (Kate) e Tom Courtenay (Jeff), Orso d’argento per la migliore interpretazione femminile e maschile al Festival di Berlino 2015, si mostra all’inizio con un tema scomodo, ansiogeno, senz’altro antipatico per tutti: cosa ne è (o ne sarà) della vita di coppia dopo, diciamo, 45 anni di matrimonio?
Che ne sarà della passione, dell’affetto, del tempo da condividere, della sensualità?
Sarà serenità, convenzioni, fiducia completa, maturità, sostegno reciproco, abitudine?
Le immagini e i panorami di una benestante e brumosa campagna inglese sembrano mostrare come la cura reciproca prenda il sopravvento.
“I care”, totalmente e in ogni senso, che porta ad un livello più nobile e maturo quell’ “I love” giovanile.

In questa quiete, nella settimana che precede la festa per loro il 45° anniversario, arriva la notizia del ritrovamento della prima donna amata da Jeff, morta in un crepaccio alpino durante il fidanzamento, perfettamente conservata nel ghiaccio.
45 anni improvvisamente congelati, un salto indietro per Jeff e nel vuoto per Kate, come se nella voragine fosse precipitata lei.

Ecco il vero tema: il dramma della inattesa rivelazione che un lasso di tempo –qualunque sia la sua durata- è stato intensamente vissuto in modo diverso da ciò che era realmente. L’improvvisa consapevolezza  di essersi illusi insomma: come attendere qualcuno vivo immaginando il suo ritorno e scoprire che le persone che ti erano accanto, e aspettavano con te, sapevano da tempo della sua morte; o pensare di aver svolto con impegno ed efficacia un lavoro e sentirsi dire “non ti abbiamo licenziato per non ferirti”; oppure scoprire, appunto, che in 45 anni di matrimonio il fantasma del primo amore è stato sempre presente, nel profumo usato, nelle foto nascoste, nella dolorosa nostalgia mai rivelata.

-È quel silenzio, durato anni, che congela la relazione tra i due: sapere avrebbe fatto meno male del non aver saputo?

Tutto cambia, oggetti, desideri, emozioni, ricordi… Perfino le canzoni di una vita (Smoke gets in your eyes) e ciò che esse evocavano, svanisce, trasformandosi  in un elenco di note e parole.

Sì, purtroppo il disvelamento di un passato diverso da come lo abbiamo vissuto può annientare il significato del presente e far temere la prospettiva di un futuro che sarà comunque molto diverso da come lo avevamo costruito.

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Antonella Bevere

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Catapultata nel mondo del cinema dal fato, lo sceneggiatore ha ben pensato di lasciarmi sentire sempre un po' fuori luogo. Tra i colleghi medici sono 'quella dei film', in ambienti 'festivalieri' sono l'omeopata e l'agopuntore. Ma non importa perché in fondo cinema e medicina non sono poi così diversi. Un bel film può aiutarti a guarire.