Tyrion Lannister e La Consapevolezza Di Scegliere Il Male

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Tyrion: Desidero confessare, padre sono colpevole! Non è questo che vuoi sentire?
Tywin: Ammetti di aver avvelenato il tuo re?
Tyrion: No, di quello sono innocente, ma sono colpevole di un crimine più truce ed empio. Essere un nano, la mia colpa è questa!
Tywin: Non sei di certo sotto processo per essere un nano.
Tyrion: Si invece, sono sotto processo per questo dal primo vagito che ho fatto!


Da questo dialogo si capisce dunque, se mai ce ne fossero stati dubbi, qual è la croce che Tyrion Lannister porta con se fin dalla nascita: la sua deformità, il suo limite fisico, il suo essere un diverso.

Croce, che inevitabilmente lo porta a abbracciare il proprio lato oscuro, come tutti i personaggi di GoT.

Ma il suo, è il lato oscuro più luminoso e comprensibile di tutta la serie; è forse per questo che risulta uno dei personaggi più amati dal pubblico: il suo camminare sul filo che separa il Bene dal Male, senza mai abbracciare definitivamente uno dei due poli, favorisce incredibilmente il processo d’immedesimazione che investe lo spettatore.

Tyrion infatti ha dovuto da sempre compensare i propri difetti, soprattutto in relazione ai fratelli: Cercei ha la sua bellezza; Jaime ha il fascino e le grandi doti guerriere. Il Folletto non ha nulla di tutto ciò, ma possiede dal canto suo un dono di inestimabile valore: un’intelligenza sopraffina. Dono di natura, ma anche frutto di costante lavoro, l’intelligenza di Tyrion riesce a controbilanciare i suoi disagi fisici e a farne avvertire di meno il peso.

Un’intelligenza di tale levatura tuttavia, porta con se un atroce fardello, che in un mondo come quello dei Sette Regni nessuno vorrebbe possedere: la totale consapevolezza di sé.


Tyrion a Jon Snow: “La mia mente è la mia arma. Come arma, mio fratello ha la spada e re Robert la mazza da combattimento. Io ho la mente, e per continuare ad essere un’arma valida, la mente ha bisogno dei libri quanto una spada ha bisogno della pietra per affilarla. Per questo, Jon Snow, io leggo così tanto.”


Tyrion è pienamente cosciente di ciò che è e di ciò che può essere: tutto ciò che lui fa, pensa ed attua non è mai figlio dell’impulsività o del cedimento alle passioni, bensì è frutto della cognizione e di una totale aderenza tra potenza e atto, tra forma e sostanza, tra pensiero e azione.

Questo porta ad esempio il Lannister ad avere una spiccata sensibilità verso gli indifesi e gli emarginati, in cui rispecchia la propria condizione e attraverso i quali cerca la propria redenzione. Allo stesso tempo però, come Tyrion fa della sua condizione un punto di forza, così sfrutta quella degli altri a suo vantaggio.

Il suo rapporto con le donne, quasi sempre prostitute, ne è un esempio. Bramoso di quell’amore e di quell’accettazione di cui un figlio ha bisogno e che lui non ha mai ricevuto, Tyrion sfoga questa mancanza nei vizi e negli eccessi, non preoccupandosi di urtare o ferire la sensibilità altrui.


Tyrion a Jon Snow: “Mai dimenticare chi sei, perché di certo il mondo non lo dimenticherà. Trasforma chi sei nella tua forza, così non potrà mai essere la tua debolezza. Fanne un’armatura, e non potrà mai essere usata contro di te”


Il suo nanismo diventa la sua gigantesca forza, la sua emarginazione diventa sfruttamento, le beffe della vita tramutano in cinismo. Tutto questo nel pieno controllo delle proprie facoltà e delle proprie scelte.

Non a caso, gli uomini di maggior fiducia di Tyrion son persone che dimostrano uguali disagi sociali o fisici: tra tutti l’eunuco Varys e il mercenario Bronn.

A questo si aggiunge la straordinaria crudeltà che ha dimostrato di possedere quando necessaria, accompagnata da un infimo doppiogiochismo e crimini aberranti.

Un’incredibile capacità dunque, di scindere Bene e Male e scegliere all’occorrenza su quale delle due sponde attraccare: questo è il vero lato oscuro del Folletto, una tale padronanza di se stesso e del proprio intelletto, tale da poter scegliere il Male senza venirne scalfito o messo in crisi.

Approdo ideologico di questa ambivalenza è l’ultimo episodio della quarta stagione: Tyrion, condannato a morte con l’accusa di aver ucciso re Joffrey, viene liberato dal fratello Jaime e convinto a scappare (Jaime, solo nel momento in cui diventa uno storpio e condivide con il fratello una menomazione fisica, diventa definitivamente empatico con lui).

 Durante la sua fuga il folletto vede la sua amata Shae nuda nel letto del padre e comprende così il motivo del tradimento della stessa durante il processo.

Messo di fronte alla verità, Tyrion capisce di aver subito l’ennesimo sopruso da parte del padre. Questa volta però, decide di non agire con la sua solita aplomb e acutezza, bensì da sfogo una volta per tutte alla sua sete di vendetta, ponendo fine alle violenze del padre: uccide sia Shae che Tywin.

Tyrion Lannister abbraccia dunque il suo lato oscuro, decide di attraccare sulla sponda del Male e lo fa, come sempre, con la consapevolezza e la cognizione che lo contraddistingue.


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Gianluca Badii

Gianluca Badii

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Studente di cinema alla Sapienza di Roma e giornalista (se così si può dire) cinematografico; da quest'anno faccio parte dello staff del FFF. Fin da quando mio padre mi fece vedere "C'era una volta in America" a 8 anni, la settima arte è per me una ragione di vita. Da sempre l'uomo dell'ultimo minuto, ma sono convinto che ciò che importa è il contenuto, non la forma.


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