House of Cards e le due facce di Claire Underwood


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Perché il pragmatismo spietato di Frank Underwood è sbagliato? Conta di più l’etica o il risultato? L’assunto machiavelliano “Il fine giustifica i mezzi” può essere limitato dalla morale?

Queste non sono solo domande, sono le vere e proprie tesi di argomentazione e dibattito che House of Cards mette in gioco, generando controversie e discussioni tra fan, critici e giornalisti.

Ogni personaggio della serie risveglia il proprio lato oscuro per ottenere i propri scopi, che siano essi potere, prestigio o semplicemente denaro.
Frank si circonda di personalità che come lui siano pronte a tutto riuscendo comunque a mantenere una posizione di dominio.

Salvo un’eccezione: sua moglie.

Claire‬ sembra essere un suo pari, ancor di più, ‘capace’ di controllarlo.

Se nella prima stagione sembra essere prima di tutto una moglie, devota al marito e pronta ad appoggiarlo in qualunque decisione o manovra, nelle successive stagioni scopriamo lentamente la sua vera natura.

La semplice devozione, la sola voglia di vedere raggiunto lo scopo del marito, non possono giustificare le azioni della donna… cosa la spinge a mettere in atto tutte le crudeltà di cui l’abbiamo vista protagonista?

Prima di dare questa risposta ripercorriamo le prime due stagioni.

Abbiamo visto Claire fumare, bere, sacrificare il proprio amante, giustificare e quasi appoggiare il tradimento del marito pur di controllare una giornalista… tutto ciò che va contro la consueta immagine di una donna, ancor di più se pensiamo ad una donna di potere. Tutto sembra spiegarsi con la continuazione di un progetto iniziato molti anni prima con il marito: raggiungere la vetta del potere americano, la Casa Bianca; progetto per il quale Claire è pronta a sacrificare tutta se stessa, ad annullare la propria esistenza.

Andando avanti con la linea narrativa però, quella di Claire sembra essere sempre più una scelta consapevole, una posizione presa e non subita, una parte attiva del progetto.

Parte attiva che se mal gestita può ritorcersi contro, come accade quando Claire fa fallire una votazione di estrema importanza per il marito.

Sappiamo che Claire viene da una famiglia facoltosa, sappiamo che si accordò con Frank sul non avere figli per non intralciare il loro cammino politico, scopriamo che ha avuto tre aborti e che è stata violentata da un suo compagno di college, ora diventato Generale.

Ma è in un episodio specifico che Claire rivela la sua natura: quando il marito è ormai diventato Vice Presidente degli Stati Uniti, la moglie decide di concedere un’intervista in cui si racconta al popolo americano. Le sue dichiarazioni sono uno shock, per il pubblico interno alla serie ma anche per il pubblico esterno: Claire dichiara di essere stata violentata, di essere rimasta incinta e per questo di aver abortito, facendo anche il nome del suo violentatore.

La manovra mediatica di Claire è di indubbia arguzia, ma allo stesso tempo di atroce meschinità: sfruttando tematiche femministe a cui le donne di tutto il mondo, in particolare quelle americane, sono sensibili, Claire fa la sua prima vera mossa sullo scacchiere di House of Cards.

 

Affrontando temi come la violenza sulle donne, l’aborto e i crimini sessuali all’interno delle forze armate, Claire si innalza a eroina femminista all’interno del mondo di House of Cards; il mondo esterno però, quello reale, sa che tutto ciò è una messa in scena.

Claire è sì stata violentata, ma il suo aborto non ha nulla a che vedere con ciò: dei suoi tre aborti, due furono errori di gioventù ed uno fu eseguito per non intralciare la carriera del marito, dato che avvenne durante una delle sue prime campagne politiche.

Inoltre a seguito di questa intervista Claire ha avuto la possibilità di creare una legge contro le violenze sessuali all’interno delle forze armate, ha cioè giocato un ruolo attivo nella politica americana, raggiungendo le stesse funzioni e la stessa importanza del marito.

Claire dunque non come eroina ma come anti-eroe, come anti-femminista: annientando e calpestando tutti i valori di una donna,  sfruttando quelli che da sempre sono i brutali atti di forza del genere maschile contro il mondo femminile, riesce a placare la sua sete di ambizione politica.

Tutto il suo anti-femminismo continua ad emergere in svariate occasioni: annulla illegalmente l’assicurazione medica di una sua dipendente incinta privandola delle cure necessarie al feto pur di stralciare una causa di illecito, arrivando persino a dichiarare che farebbe morire il feto pur di vincere; manipola la sua amicizia con la First Lady convincendola ad andare da uno psicologo con il marito per i loro problemi coniugali facilitando così la caduta del Presidente; fa pressioni su una donna, non curandosi delle sue difficoltà e dei suoi istinti suicidi, che ha subito violenze da parte dello stesso generale avendo in mente solo il profitto politico.

Questa descrizione potrebbe sembrare quella di Frank, e proprio qui sta la chiave d tutto: Claire ha il suo stesso pragmatismo spietato, è una donna con un anti-femminismo da uomo, è una donna che ha capito che in un mondo di uomini non c’è posto per chi non sa giocare con le loro stesse armi.

Ecco dunque il suo lato oscuro: annientare la propria identità sessuale e le caratteristiche ad essa connesse pur di avere un posto di rilievo nel mondo, rinunciare a tutto ciò che ha o potrebbe avere di femminile (rinuncia anche alla maternità) non per aiutare Frank ad avere potere, ma per essere come lui, per avere più potere di lui.

La terza stagione è in quest’ottica la dimostrazione di tutto ciò: cambia il taglio di capelli per avere più appeal politico; aiuta il marito nella campagna elettorale avendo sempre più un posto di rilievo; pretende ed ottiene un ruolo politico, pur non avendo alcuna competenza e dimostrandosi inadeguata.

Ma tutto ciò non riesce ad avvicinarla al suo obbiettivo: il Potere, quello esercitato dal marito, lei non potrà averlo. Di poltrone allo Studio Ovale ce n’è solo una e non appartiene a lei. Claire ha provato ad eguagliare il marito, ha provato ad avere i suoi stessi diritti e la sua stessa influenza, ma non c’è riuscita.

Anzi si trova di fronte ad una dura realtà: “Senza di me, non sei niente”.

Claire ci ha provato, ha provato a comportarsi come un uomo in un mondo di uomini, in un mondo crudele e spietato con le donne ha provato ad essere ancor più crudele e spietata, ma ha fallito.

Per ora, non le resta che mollare tutto e andare via…


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Gianluca Badii

Gianluca Badii

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Studente di cinema alla Sapienza di Roma e giornalista (se così si può dire) cinematografico; da quest'anno faccio parte dello staff del FFF. Fin da quando mio padre mi fece vedere "C'era una volta in America" a 8 anni, la settima arte è per me una ragione di vita. Da sempre l'uomo dell'ultimo minuto, ma sono convinto che ciò che importa è il contenuto, non la forma.


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