The Walking Dead: Carl, il bambino non più bambino

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Abbiamo scoperto che il mondo dipinto da “The Walking Dead” è il mondo in cui l’uomo è vertiginosamente libero. Le certezze che dominavano il cosmo civilizzato si sono dissolte. Il singolo, dunque, è chiamato all’autodeterminazione morale e, date le circostanze, è costretto a scelte estreme. La serie ne contiene un campionario infinito.

L’innocenza originaria è perduta per sempre. Tutti sono colpevoli. Lo sono in rapporto alle regole di un tempo. Ma nello stato di natura post-apocalittico il vero colpevole è colui che rinuncia alla propria umanità residua, ai rapporti che la alimentano, e che abbraccia la crudeltà primitiva dell’homo homini lupus.

Tutti i personaggi di “The Walking Dead” devono affrontare il problema del passaggio dal vecchio al nuovo mondo. E soltanto chi ridefinisce se stesso per adattarsi al nuovo codice di sopravvivenza ha speranza di farcela. Rick, Daryl, Michonne, Carol lo sanno benissimo e per questo resistono ad ogni onda d’urto.

Carl non fa eccezione. Anzi, è lui il paradigma perfetto della metamorfosi assiologica che contraddistingue i sopravvissuti. In lui il cammino che dall’innocenza conduce alla necessità della colpa è drammaticamente radicale. Figlio di Rick e Lori Grimes, Carl, infatti, ci è inizialmente presentato come un bambino timido e introverso, spaventato dagli orrori di “zombieland” e, dunque, sostanzialmente dipendente dai due genitori.

Quando, nel corso della seconda stagione della serie, colpito da una pallottola, rischia di perdere la vita, appare chiaro che Carl ancora non è pronto per far fronte al dilagare del male. Rick vorrebbe che il figlio continuasse a vivere, nonostante tutto. Ma le parole di Lori colpiscono come macigni:

Why do we want Carl to live in this world? To have this life? So he can see more people torn apart in front of him? So that he can be hungry and scared for however long he has before he… So he can run and run and run and run and then even if he survives, he ends up… he ends up just another animal who doesn’t know anything except survival? If he… if he dies tonight, it ends for him. Tell me why it would be better another way”.

Al risveglio dal coma, Carl decide di svestire i panni del bambino: si unisce al gruppo degli adulti, compie missioni con loro e si allena ad usare la pistola. Indirettamente, però, causa la morte di Dale Horvath, fatto che lo fa riprecipitare nelle paure dell’infanzia. Ma Rick sa di cosa il figlio ha bisogno: lo incoraggia e lo fortifica. Gli fa comprendere una volta per tutte che, se vuole vivere, deve poter badare a se stesso:

No more kid stuff. I wish you could have the childhood I had, but that’s not going to happen. People are gonna die. I’m gonna die. Mom. There’s no way you can ever be ready for it. I try to be, but I can’t. The best we can do now is avoid it as long we can. Keep one step ahead. I wish I had something better to say, something more profound. My father was good like that. But I’m tired, son. Please, take it”. E gli restituisce la pistola a cui Carl aveva rinunciato.

La lezione ha successo: Carl uccide Shane e salva la vita al padre. Da allora la spedita corsa di Carl verso l’età adulta è inarrestabile. E il rischio che sia consumato dalla forza disumanizzante del male è altissimo. È Lori a ricordarlo, poco prima di morire:

You are going to beat this world, I know you will. You are smart, and you are strong, and you are so brave, and I love you. You gotta do what’s right. It’s so easy to do the wrong thing in this world. So, so, if it feels wrong don’t do it, alright? If it feels easy don’t do it, don’t let this world spoil you. You’re so good, my sweet boy. Best thing I ever did, and I love you, I love you. My sweet, sweet, boy. I love you.”

Ed è proprio Carl a dover sopprimere la madre, prima che si trasformi in un letale “walker”. Il suo cuore si indurisce. Inevitabilmente. È allora che Rick, spaventato da ciò che il figlio sta diventando, torna ad essere un padre per lui. E lo strappa all’abisso. O meglio, sono Rick e Carl, padre e figlio, a tendersi reciprocamente la mano perché l’altro non precipiti in basso.

Si perché, quando Rick sta per cedere alle lusinghe della natura meramente animale – si pensi ai momenti di furia cieca che contraddistinguono l’ex sceriffo – è lo sguardo interrogativo di Carl a ricondurlo nel seno dell’umanità superstite.

In Carl Grimes riluce, allora, in tutta la sua evidenza, il DNA della serie. L’innocenza che si macchia, l’inevitabilità della colpa, il trionfo ostinato del cuore umano, l’umanità che resiste all’orrore: tutto questo trova spazio in un uomo che ha il volto di un bambino.



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Emanuel Madaschi

Emanuel Madaschi

"La vita del puntuale è un inferno di solitudini immeritate", e in questo senso mi sono sentito sempre molto solo. Bergamasco nell’anima, e fiero di esserlo. Romano nella guida, per necessità. Credo nella filosofia come arte del domandare, nella musica come terapia sedativa, nel cinema come detonatore di verità. Non potrei vivere in un mondo senza Sprite.


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