Doug Stamper: le scelte che logorano l’anima

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«I PRESIDENTI OSSESSIONATI DALLA STORIA SI PREOCCUPANO PIÙ DI FARNE PARTE… CHE NON DI FARLA.»

Questo mantra muove i sentimenti e le azioni di Frank Underwood: fare la Storia, quella con la S maiuscola, significa essere disposti a tutto, cancellare la parola morale dal proprio vocabolario e sostituirla con la parola Potere.

Ma come ogni grande condottiero, Frank sa di non poter fare tutto da solo… al suo fianco lavora un uomo, un freddo e spietato calcolatore: Douglas “Doug” StamperCapo dello Staff, Doug è l’uomo più fidato del cinico politico, colui che svolge il lavoro sporco per lui senza mai lamentarsi o rifiutarsi. Nella prima stagione assume le sembianze di una macchina senza coscienza, il cui unico sentimento conosciuto è la fedeltà al proprio costruttore. Nei suoi occhi si legge tutta la devozione e l’ammirazione verso Frank, sentimenti che hanno una tale forza da cancellare le oscurità della sua anima e gli atroci delitti per lui commessi.

Ma come un maligno Pinocchio, lentamente Doug esce dalla sua condizione di burattino e inizia a ritrovare la sua umanità. A scatenare questo suo processo di mutazione è Rachel, ex prostituta utilizzata per incastrare un politico che ora bisogna far tacere. Lui è un ex alcolista, lei una donna che ha trovato un suo posto nel mondo solo con la prostituzione. Questa anomala alchimia, rafforzata dal senso di colpa che Doug avverte per averla condotta in pericolo, porta il braccio destro di Frank a provare un innaturale senso di protezione. Nuovo a questo tipo di sentimenti, Doug si ritrova incapace di gestire questa sua debolezza, finendo vittima della sua stessa irrazionalità. La sua protezione si tramuta così in ossessione: a metà strada tra il non voler tradire Frank e il controllo compulsivo della donna, il capo dello staff finisce percorrompere anche quell’unico rapporto che aveva una parvenza di umanità.

Il male richiama il male, così Doug si ritrova colpito alla testa con un mattone dalla stessa Rachel; l’uomo è sdraiato in fin di vita nel fango, in quella sporcizia che rappresenta tutta la sua vita, condotta tra inganni e corruzione.

L’incidente gli provoca seri danni fisici, obbligandolo ad una lunga riabilitazione e allo scontro con una realtà a lui sconosciuta: il tempo. Essere il Capo di Gabinetto del Vice Presidente degli Stati Uniti d’America comporta l’annullamento della propria vita; ora Doug ha invece un’ingente quantità di tempo per se stesso.L’inevitabile giunge al suo cospetto: i suoi fantasmi interiori.

Si ritrova a combattere con il suo dolore, fisico e morale, con la sua dipendenza dall’alcol, con i suoi sentimenti infranti. L’unica persona che pensava potesse cambiarlo lo ha tradito, lo ha colpito a morte e questo fa crollare le sue certezze.

Per la prima volta Doug deve fare i conti solo con se stesso, con l’uomo che è e con quello che sarebbe voluto essere, mettendo da parte il lavoro è la sua subalternità a Frank…

Ciò che scopre è spiazzante: lui, senza il suo lavoro, non è niente. Doug non vive per il suo lavoro, Doug è il suo lavoro. La prova sta nella totale perdita di controllo che ha Frank nella fase in cui non ha Doug al suo fianco. Douglas sa quale abominio di ferocia è Frank e cosa significhi tornare a lavorare per lui, ma allo stesso tempo sa di non essere una semplice ruota dell’ingranaggio: è il custode delle verità più profonde degli Underwood, è l’altra faccia di quel mostruoso Giano Bifronte che è Frank, è il suo secondo paio di orecchie ed occhi e, soprattutto, è l’unico che abbia la voglia e la capacità di dedicare la propria vita a lui. Quella di Doug è, ora più che mai, una scelta consapevole: non sta annullando la propria esistenza, sta abbracciando quella sola realtà che possa rendere la sua esistenzasignificativa.

Tra lui e la strada per l’inferno è rimasto un unico ostacolo, un unico legame in grado di renderlo ancora umano: Rachel.

La trova, la rapisce, la porta in un furgone con corda, candeggina e pala… sembra di assistere ad un episodio di Breaking Bad. L’omicidio è alle porte e Doug, con tutti gli spettatori, sembra più convinto che mai.  Rachel però implora il suo perdono, lo convince di poter cambiare vita e sparire. Gli occhi di Doug cambiano… ha la possibilità di far sparire la ragazza senza doverla uccidere, senza doversi macchiare dell’ennesimo, orrendo crimine. Così, la lascia scappare e risale sul furgone allontandosi. Dopo qualche metro si ferma a pensare… In questi pochi secondi Doug sembra rivedere nella propria mente le scene in cui sembrava poter cambiare vita, poter voltare pagina… questa forse è la volta buona!I fan, gli stessi che pochi secondi prima erano convinti che Doug l’avrebbe uccisa, incollati davanti allo schermo pensano: “non ci credo, è cambiato davvero. Ce l’ha fatta ad essere un uomo migliore”.

Non esiste miglior tecnica per creare suspense che smentire lo spettatore…
No, effettivamente esisteSmentirlo due volte.

Con uno dei cliffhanger più esaltanti della storia delle serie tv, guardiamo Doug tornare indietro e Rachel girarsi a osservare il furgone… Stacco di montaggio, ellissi mozzafiato e vediamo Doug seppellire un corpoun corpo di cui ci vengono mostrati solo i capelli… rossi, come quelli di Rachel.

Doug non è cambiato, Doug ha definitivamente e coscientemente abbracciato il male.


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Gianluca Badii

Gianluca Badii

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Studente di cinema alla Sapienza di Roma e giornalista (se così si può dire) cinematografico; da quest'anno faccio parte dello staff del FFF. Fin da quando mio padre mi fece vedere "C'era una volta in America" a 8 anni, la settima arte è per me una ragione di vita. Da sempre l'uomo dell'ultimo minuto, ma sono convinto che ciò che importa è il contenuto, non la forma.


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