Romanzo Criminale: il lato oscuro del crimine

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Roma, anni ’70..

La capitale italiana è una città in cui la violenza la fa da padrona e in cui non esiste una struttura piramidale del crimine; Non ci sono capi, non c’è alcun boss… solo tante piccole batterie, gruppi di pochi uomini, che gestiscono piccoli quartieri con spaccio di droga o furti. Due gruppi di malviventi decidono allora di unirsi e fare affari insieme; condividono la brama di potere, denaro e controllo, ma soprattutto condividono un sogno, hanno la stessa aspirazione: Piamose Roma!

‘Piamose Roma!’

Questo è lo scenario che fa da sfondo a Romanzo Criminale, romanzo scritto nel 2002 dal giudice Giancarlo De Cataldo e ispirato alla vera storia della Banda della Magliana.

A distanza di 13 anni, Romanzo Criminale non è solo un libro… rappresenta forse il più sorprendente fenomeno culturale italiano degli ultimi 20 anni. Partendo dal libro sono stati realizzati un film e una serie tv e in ognuno di questi casi il successo è stato immediato e tonante.

Da libro a film, da film a serie tv…

Sono almeno due i motivi per i quali, qualunque fosse la realtà mediatica di Romanzo Criminale, il suo successo era garantito: Il primo è indubbiamente la trama: avvincente, ben costruita e intensa.

3Ma una buona trama non può mai garantire da sola il successo di un’opera. È la correlazione tra trama e ambiente, tra storia e implicazioni psicologiche a rendere grande un’opera.

Il lettore divora questo Romanzo non per sapere cosa stanno per fare i protagonisti, ma per sapere il perché delle loro azioni… Perché agiscono cosi, cosa li muove, cosa li condiziona, cosa li rende così sicuri di sé?

È l’evoluzione, o forse l’involuzione, dei personaggi ad affascinare ed attrarre…

Il Libanese, il Dandi, il Freddo, il Bufalo, Patrizia, l’ispettore Scialoja… tutti i personaggi di Romanzo Criminale sono mossi da un’uguale desiderio di riscatto sociale. La strada era il regno di tutti loro, il potere la loro ambizione. Una volta assaggiato il potere è difficile rinunciarvi, soprattutto se si è cresciuti con una fame insaziabile. Così, chiunque finisca sotto il tiro della Banda diventa vittima del suo insanabile cannibalismo. Ma il potere è esso stesso una macchina divoratrice e dopo aver distrutto tutto ciò che ruota intorno ai protagonisti finisce per consumare la loro stessa anima; ognuno si ritrova a combattere con i propri fantasmi, con le proprie verità…  non è la voglia di riscatto a muoverli, non il desiderio di rivincita verso una società che li denigra, bensì le loro ossessioni: le loro ossessioni, lontanamente dostoevskjiane, sono lo specchio delle loro anime e delle loro azioni. Nessuno è chi dichiara di essere e tutti sono pronti a compiere atti orribili, che fino a qualche pagina prima mai ci si aspetterebbe.

Il Freddo è pronto a rinunciare alla libertà per la sua implacabile sete di vendetta; Dandy non può sopprimere il suo tormento per Patrizia, che a sua volta fa di tutto per colmare un vuoto che le corrode l’anima; l’ispettore smania per arrestare i malvagi in nome della giustizia sovrana, giustizia che in realtà maschera il desiderio di autoaffermazione. Il peso di queste ossessioni finirà per schiacciare le loro vite, strette tra le tenaglie dei poteri forti, delle logge massoniche e dei servizi segreti deviati.

“La strada era il regno di tutti loro, il potere la loro ambizione. Ma le loro ossessioni, lontanamente dostoevskjiane, sono lo specchio delle loro anime e delle loro azioni”

Questi feroci assassini e doppiogiochisti, si svelano per quello che nella loro natura intima sono: uomini mediocri, schiavi delle proprie debolezze, che si ritrovano ad essere burattini nelle mani di pochi macchinisti dietro le quinte.

La loro parabola discendente è lo specchio della più oscura Italia, fatta di vizi e difetti, paure e giochi di potere, coni d’ombra mai illuminati in cui tutto può confluire…

Ma un sentimento resta saldo in questi uomini dalla vita criminale: la fratellanza. Legati da un cameratismo che va oltre le differenze caratteriali, tutti i personaggi di Romanzo Criminale sono pronti a mettere da parte le proprie ossessioni e le proprie oscurità per tenere la banda unita, per continuare quel cammino verso la perfezione, per preservare quel gruppo che, in fondo, è la loro famiglia.

“Il Freddo parlava il minimo indispensabile. Non insultava. Non rivelava niente di sé. Non capivi mai cosa stesse realmente pensando. Come certi bambini che hanno sofferto troppo e non hanno mai sviluppato la capacità di esprimerla, questa grande sofferenza. Lui e il Libanese si trattavano da pari. Come se ciascuno dei due cercasse nell’altro quelle qualità che gli mancavano per divenire perfetto.”

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Gianluca Badii

Gianluca Badii

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Studente di cinema alla Sapienza di Roma e giornalista (se così si può dire) cinematografico; da quest'anno faccio parte dello staff del FFF. Fin da quando mio padre mi fece vedere "C'era una volta in America" a 8 anni, la settima arte è per me una ragione di vita. Da sempre l'uomo dell'ultimo minuto, ma sono convinto che ciò che importa è il contenuto, non la forma.


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