The Walking Dead e le “oscure” virtù di Daryl Dixon

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240942Adattamento seriale del fumetto “The Walking Dead” di Robert Kirkman, l’omonimo show televisivo si appresta a celebrare la sua sesta stagione. Trasmesso dall’emittente americana AMC, ha goduto e gode di uno straordinario successo. Si pensi che il primo episodio della quinta stagione di “The Walking Dead” è stato visto in America da 17,3 milioni di telespettatori. La media per la quinta stagione è di 15 milioni a episodio. Per un mercato televisivo tanto ricco e frammentato come quello statunitense si tratta di risultati stupefacenti. La diffusione internazionale della serie sui canali Fox ha poi convalidato il trend americano.

The-Hand-Photo-in-The-Walking-Dead-HD-For-DesktopA dispetto dei numeri, “The Walking Dead” non gode però dello stesso universale apprezzamento che ha accompagnato le altre serie targate AMC, ossia “Mad Men”, “Breaking Bad” e la più recente “Better Call Saul”. E le critiche più feroci, sorprendentemente, non giungono dai critici di professione, mai dai fan della serie. Enumerarle sarebbe impossibile: sono tanto variegate, e spesso contraddittorie, da rendere impresa vana qualunque tentativo di sintesi. Quel che è certo è che la serie, nel corso delle sue stagioni, ha sofferto momenti di stallo narrativo, con rallentamenti di ritmo così evidenti da esasperare anche i suoi più accaniti sostenitori. Per quanto vittima dell’odioso meccanismo del mid season – che obbliga ad una “ripartenza” della serie – e dell’assenza di un unico showrunner (in 3 si sono succeduti alla guida dello show), “The Walking Dead” non ha perso però il suo appeal.

the-walking-dead-hd_146915-1920x1200Ora, si potrebbe spiegare la mancata, eppur naturale, emorragia di pubblico con l’abilità degli autori della serie nel seminare attese e suscitare domande che esigono risposta e che, quindi, obbligano lo spettatore alla visione a oltranza. È questa una strategia peraltro comune ad ogni serie serializzata. Ma che da sola non basta a vincolare il pubblico sempre e comunque. Il caso “Lost” insegna.

Ci sembra, piuttosto, che per trovare una spiegazione più convincente del successo di “The Walking Dead” si debba puntare dritti al cuore della serie. Si scopre, allora, che, se superficialmente appare come la cronaca delle avventure di un gruppo di sopravvissuti in un mondo post-apocalittico che ha trasformato buona parte dell’umanità in morti viventi perennemente affamati, “The Walking Dead”, in realtà, ruota intorno ad un interrogativo che interpella e seduce ciascuno di noi, ossia “cosa resta dell’uomo in un mondo senza regole e senza certezze?”.

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Quello in cui si ritrovano catapultati l’ex sceriffo Rick Grimes e i suoi compagni di viaggio è, infatti, lo “stato di natura”, ovvero la condizione dell’uomo pre-civilizzato, esposto alle minacce di una natura impietosa, così impietosa da obbligare ad una lotta incessante per la sopravvivenza.  Con un’aggravante: Rick e amici hanno conosciuto la civiltà, ne hanno fatto parte. Ed improvvisamente tutto ciò che erano, i ruoli che ricoprivano sembrano non contare più. Cercano di aggrapparsi tenacemente al passato, cercano di conservare le regole che governavano il mondo civilizzato e le morali che le ispiravano – e la prima regola è la salvaguardia della vita umana – ma fanno un’amara scoperta: chi replica i paradigmi del passato muore.

1880335In fondo, lo schema ricorrente di “The Walking Dead” è questo: il gruppo cerca un rifugio sicuro, una nuova casa, nella quale sia possibile rifondare una benché piccola società civile. L’impresa costantemente fallisce. Sia esso rappresentato da un tiranno, in cui si è spento l’ultimo barlume di umanità (il Governatore), sia esso simboleggiato da un’orda di zombie il cui unico scopo è nutrirsi (preferibilmente di carne umana), sia esso incarnato negli spietati cannibali di “Terminus”, il cui motto è “o si è macellai o si è macellati”, lo stato di natura inevitabilmente reclama il suo posto. Chi conserva l’illusione di un ritorno alla civiltà e alle antiche certezze muore (Dale, Shane, Hershel, Douglas). Chi non si illude sopravvive. E Rick, Carl, Daryl, Michonne, Carol lo fanno meglio di ogni altro.

walking-dead-carl-grimes-wallpapers-3Nel nuovo mondo le nozioni convenzionali di “bene” e “male”, di “giusto” e “sbagliato” hanno vita breve. Di più: è il singolo a dover determinare un proprio codice morale. Si pensi a Carl, il figlio di Rick: ancora bambino, si assume la responsabilità di uccidere Shane in difesa del padre, poi la madre divenuta “walker” ed, infine, il piccolo Ben che, fuori controllo, minaccia la vita del gruppo. E così facendo si attrezza a vivere nel mondo senza pietà degli zombie.

Da questo punto di vista – e ci si consenta il rimando irriverente – i personaggi di “The Walking Dead” e il mondo che abitano ricordano inevitabilmente il modello antropologico tracciato dalla filosofia esistenzialista contemporanea, di cui Jean Paul Sartre è padre indiscusso. “L’uomo non è niente altro che quello che progetta di essere; egli non esiste che nella misura in cui si pone in atto; non è, dunque, niente altro che la somma dei suoi atti, niente altro che la sua vita”, afferma Sartre. E ancora: “L’esistenza precede l’essenza”. In altri termini, non vi sono certezze predefinite, modelli precostituiti cui ispirarsi. L’uomo definisce se stesso nella libertà con la quale si autodetermina.

Il mondo post-apocalittico di “The Walking Dead” è un mondo in cui l’ordine precostituito, in cui tutti potevano trovare un posto, ha ceduto il passo ad una natura indifferente in cui l’uomo è solo e libero, vertiginosamente libero. La serie ci consente di esplorare questa condizione estrema di libertà senza appigli. Ognuno può trarne le conclusioni che crede.

the_walking_dead_season_5_poster-2560x1440La buona notizia è che anche nel mondo dei morti viventi resistono i vincoli di solidarietà e amicizia. È questo, in fondo, ciò che impedisce ai sopravvissuti di divenire parte del grande orrore che li circonda. Il male, nell’universo di Robert Kirkman non consiste – ormai è chiaro – nel sopprimere una vita, ma nel dimenticare di essere parte di un’umanità, per quanto esigua sia, cui ancora si può tendere la mano.

Lo sa bene Daryl Dixon, personaggio delle serie inizialmente secondario, ma che a partire dalla seconda stagione acquista un ruolo sempre più rilevante.

Daryl ha vissuto la sua infanzia accanto ad un padre alcolista ed è stato cresciuto dal fratello maggiore Merle, quando quest’ultimo non era impegnato a scontare pene in riformatorio. Ha imparato, dunque, molto presto a cavarsela da solo. Non stupisce che nel corso della prima stagione della serie Daryl appaia come il più adatto ad affrontare la devastazione che ha colpito il pianeta. Con il suo immancabile arco e il suo infallibile istinto da segugio si rivela una preziosa risorsa per il gruppo dei sopravvissuti guidati da Rick e Shane, nonostante il suo carattere scontroso e schivo.

daryl-the-walking-dead-13428-13840-hd-wallpapersIl personaggio di Daryl subisce un’evoluzione significativa nel corso della serie: gradualmente sviluppa un rapporto di fiducia con gli altri membri del gruppo fino a diventare il braccio destro di Rick. Ricordiamo, in particolare, il suo commovente impegno per ritrovare la piccola Sophia, la figlia di Carol (seconda stagione). E ricordiamo la delusione di Daryl nello scoprire che Sophia si è trasformata in uno zombie; scoperta che lo farà precipitare nuovamente nell’isolamento, almeno temporaneamente.

Ora, se ciò che rende difficile per tutti i personaggi della serie reggere l’impatto con il nuovo mondo è la tendenza ad aggrapparsi al passato, anche Daryl porta il peso di una zavorra. Ci riferiamo al suo rapporto con il fratello Merle, da subito caratterizzato come un razzista violento e senza troppi scrupoli. Daryl ne è succube. Non riesce a liberarsi della sua influenza. Dopo tutto, chi si è preso cura di lui, prima dell’apocalisse, è proprio Merle.

Ne abbiamo conferma quando Daryl, alla ricerca di Sophia, cade da cavallo e si ferisce gravemente. In un’allucinazione vede comparire il fratello, che lo rimprovera di essersi unito a Rick e di averlo dimenticato. E ancora, quando Merle è cacciato dalla prigione in cui il gruppo ha trovato rifugio, Daryl lascia tutti e lo segue.

Walking-dead-5La svolta avviene quando Daryl soccorre una famiglia di messicani braccata dai “walkers”. Merle non fa nulla per loro. Anzi, cerca di saccheggiare la loro auto. Ed è allora che Daryl realizza di essere diverso da Merle. Comprende che il legame di fratellanza non conta più: è il retaggio di un mondo scomparso, quello di cui porta ancora i segni, frutto delle percosse del padre. E decide di tornare da Rick e dagli altri, da Carol soprattutto, con la quale ha maturato un rapporto speciale.

Sancisce definitivamente il suo passaggio all’ “età adulta” il momento in cui Daryl sopprime Merle, divenuto anch’egli un “walker”. Con grande sofferenza dà il suo addio all’ultimo vestigio del passato. E il suo viaggio continua.

walking_dead_daryl_wallpaper_by_harlevsthink-d6t2d05Ormai libero, Daryl resta, fra tutti i membri del gruppo, il più disilluso. Quando, nel corso della quinta stagione, Rick e gli altri superstiti raggiungono il territorio di Alexandria, in cui vive una comunità che sembra essere sopravvissuta all’orrore generale, Daryl rifiuta di integrarsi. Buona parte del gruppo sembra accettare l’idea di un possibile ritorno alla normalità. Lui no. E con Rick e Carol, che pure non si fanno troppe illusioni, si prepara al peggio.

In breve, Daryl è “l’abitante perfetto” del nuovo mondo. Conserva quel tanto di umanità che è indispensabile ad arginare il male che inghiotte chi all’umanità rinuncia e, allo stesso tempo, sa di essere l’unico possibile artefice del proprio destino. Una combinazione decisamente vincente in “zombieland”.


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Emanuel Madaschi

Emanuel Madaschi

"La vita del puntuale è un inferno di solitudini immeritate", e in questo senso mi sono sentito sempre molto solo. Bergamasco nell’anima, e fiero di esserlo. Romano nella guida, per necessità. Credo nella filosofia come arte del domandare, nella musica come terapia sedativa, nel cinema come detonatore di verità. Non potrei vivere in un mondo senza Sprite.



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