I miserabili: Javert, il lato oscuro della legge

miserabili

Che il rispetto della legge costituisca una caratteristica imprescindibile di una società civile è una verità che difficilmente si può mettere in discussione.
Le leggi di uno Stato e la loro osservanza sono ciò che ci separa dal cosiddetto “stato di natura”, dal quale l’uomo si è gradualmente e faticosamente emancipato nel corso della sua lunghissima storia.
E si capisce: le norme offrono la possibilità di rimediare alle deficienze di una libertà, che abbandonata a se stessa, senza stimoli, senza direzioni di marcia, senza freni, finirebbe per negarsi.
Del resto, le norme sociali si ispirano a principi più alti, desunti in buona parte – per noi occidentali almeno – dalla tradizione cristiana.

Da queste ovvie considerazioni si potrebbe dedurre un’affermazione altrettanto ovvia: l’uomo virtuoso è colui che rispetta la legge, ed è tanto più virtuoso quanto più è perfetto il suo asservimento alla legge. Se questo è vero, dovrebbe sorprenderci, e forse scandalizzarci, scoprire che l’antieroe de I miserabili, uno dei capolavori di Victor Hugo, è proprio un fedelissimo tutore della legge, l’ispettore di polizia Javert. Proprio così: nell’inflessibile funzionario Javert, Hugo individua l’antagonista dell’eroe Jean Valjean, che è invece un fuorilegge.

JavertLa trama principale del romanzo è assai nota. Tutto ruota attorno alle vicende dell’ex-galeotto Jean Valjean, condannato a 5 anni di lavori forzati per aver rubato, per necessità, un tozzo di pane; pena che viene prolungata di altri 14 anni per i suoi ripetuti tentativi di evasione. Una volta libero, Jean si imbatte nel santo vescovo Myriel e, da allora, l’immenso rancore cresciuto in lui per l’ingiusta condanna si trasforma in desiderio di redenzione. Sotto mentite spoglie – infrangendo, dunque, nuovamente la legge – dedica la propria vita al Bene e si fa carico di rispettare una promessa fatta ad una sventurata madre morente: quella di prendersi cura di Cosette, una bambina che non ha mai conosciuto la felicità. Per salvare un innocente, condannato al suo posto, si consegna alla giustizia, rivelando la sua vera identità e perdendo i benefici connessi alla libertà. Per salvare Cosette si dà nuovamente alla fuga e, nella Parigi della post-Restaurazione, si rende protagonista di eroiche imprese.

cossetteJavert, incurante della profonda redenzione di Jean Valjean, si prefigge di assicurare il reo alla “giustizia” e, in una caccia senza fine, lo insegue come un predatore seguirebbe la sua preda. È chiaro: chi varca una sola volta la soglia legale del male” deve pagare il suo debito. Non esistono eccezioni. In caso contrario si aprirebbe “una fenditura nell’immenso vetro azzurro del firmamento”.

Da qui si intuiscono le ragioni dell’apparente sovvertimento della communis opinio compiuto da Hugo: Javert rappresenta il legalismo puro, la legge eretta ad assoluto. E l’assoluto non contempla eccezioni. Mai.

I miserabili, con la forza che è tipica delle grandi storie, ci ricorda che una grande distanza separa la Giustizia dalla legge e “che la regola può cadere davanti a un fatto”. Ci ricorda che il culto “religioso” della legge poggia sulla convinzione che sia possibile tracciare una linea retta laddove non ci sono che percorsi tortuosi, laddove regna “il guazzabuglio del cuore umano”, per dirla col Manzoni. Ci ricorda, infine, che le leggi discendono dal sistema di potere che le produce e quando il sistema è ingiusto lo sono anche le leggi. Non a caso, I Miserabili, nelle intenzioni esplicite del suo autore, è, anzitutto, un’opera di denuncia sociale.

Ma ecco come Hugo descrive Javert: “Quell’uomo era composto da due sentimenti semplicissimi e relativamente buoni, ma che egli rendeva quasi malvagi a forza di esagerarli; il rispetto per l’autorità, l’odio per la ribellione. […] Era assoluto e non ammetteva eccezioni. […] Sventura a chi cadeva nelle sue mani! Avrebbe arrestato suo padre che evadeva dalla galera e denunciato sua madre per violazione del bando. E l’avrebbe fatto con quella sorta di soddisfazione interiore che dà la virtù. Accanto a questo una vita di privazioni, l’isolamento, l’abnegazione, la castità, mai una distrazione”.

Insomma, dietro il velo della virtù si nasconde il male, ovvero la negazione della pietà, la soppressione del sentimento, l’incapacità di misurarsi con la complessità, che non si può cogliere che nella vitale integrazione di mente e cuore.

Les-Miserables-Russell-CroweOra, l’inossidabile certezza di Javert crolla nel momento in cui è costretto a riconoscere di dovere la propria vita al malfattore Jean Valjean e si sente obbligato a rimetterlo in libertà. L’eccezione, dunque, è possibile: l’assoluto non è tale. E il crollo di un assoluto non può che coincidere con l’autodistruzione di chi lo venera, se non cede il passo all’Assoluto. “Ciò che avveniva in Javert era il deragliamento di una coscienza rettilinea, l’uscita di strada di un’anima, lo sfracellamento di un’onestà irresistibilmente lanciata in linea retta che si schianta contro Dio. Dio, sempre presente nell’interno dell’uomo, e refrattario, Lui, la vera coscienza, a quella falsa, divieto alla scintilla di spegnersi, ordine al raggio di ricordarsi del sole, ingiunzione all’anima di riconoscere la verità assoluta quando si confronta con l’assoluto fittizio. L’umanità sempre recuperabile, il cuore umano che non si smarrisce, questo fenomeno splendido, il più bello forse dei nostri prodigi interiori, Javert lo comprendeva?”.

arton243-3d1d3-hugoEvidentemente no. Ecco, infatti, il triste epilogo del “sacerdote” della legge: “Javert rimase per qualche minuto immobile, guardando quell’apertura di tenebre: considerava l’invisibile con una fissità che somigliava all’attenzione. L’acqua frusciava. D’un tratto, si tolse il cappello e lo posò sul parapetto del lungosenna. Un istante dopo, una figura alta e nera, che da lontano qualche passante attardato avrebbe potuto prendere per un fantasma, apparve ritta sul parapetto, si curvò verso la Senna, poi si raddrizzò e cadde diritta nelle tenebre; ci fu un sordo sciabordio; e l’ombra sola conobbe il segreto delle convulsioni di quella forma oscura scomparsa sott’acqua”.

Share this Post

About the Author
Emanuel Madaschi

Emanuel Madaschi

"La vita del puntuale è un inferno di solitudini immeritate", e in questo senso mi sono sentito sempre molto solo. Bergamasco nell’anima, e fiero di esserlo. Romano nella guida, per necessità. Credo nella filosofia come arte del domandare, nella musica come terapia sedativa, nel cinema come detonatore di verità. Non potrei vivere in un mondo senza Sprite.


INTO THE DARK