L’insostenibile corruzione dell’essere

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Intrighi, corruzione, tradimenti, potere… tutto questo è House of Cards, serie rivelazione prodotta dalla Netflix che intende scardinare il sistema televisivo via cavo a favore dello streaming.

Il ritmo travolgente, il mondo della politica affrontato con spregiudicatezza e la grandezza degli attori della serie, hanno portato il Presidente Obama, il giorno prima dell’esordio della seconda stagione, a scrivere un messaggio su tweet diretto ai fan: “Tomorrow: @HouseOfCards. No Spoilers, please“.

Kevin Spacey, Robin Wright, David Fincher… questi sono i grandi nomi che hanno aderito al progetto di House Of Cards. Ma come tutte le macchine da guerra, questa serie non ha riscosso un successo planetario solo grazie ai suoi generali. A rendere unica HoC sono infatti tutti i personaggi minori che la costellano e lo straordinario connubio tra personaggi e attori.

Un esempio su tutti è il personaggio di Heather Dunbar, interpretata da una sensazionale Elizabeth Marvel.

Comparsa sul finire della seconda stagione, la Dunbar rispecchia la perfetta donna di legge: intransigente, leale, risoluta.

Grazie alle sue indagini emerge il riciclaggio di soldi del Partito Democratico e la corruzione che esso cela. Incurante dello sfidare i poteri forti, il procuratore speciale deve però fare i conti con il genio maligno di Frank Underwood, a cui involontariamente non solo permette di non essere indagato, ma gli consente di diventare il nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Da questo punto il personaggio della Dunbar prende una svolta inaspettata. Consapevole ormai che la corruzione all’interno della politica americana è inarrestabile, non le resta che entrare a far parte dello stesso sistema che aveva sempre combattuto.

Da procuratore speciale a candidata democratica per le elezioni presidenziali, da difensore della legge a corruttrice implacabile, da donna che voleva far saltare gli schemi di un Sistema corrotto e deviato a protagonista di quella stessa sceneggiatura…

Semplicemente: dalla luce all’ombra…

Per combattere una Politica malata e inquinata, la Dunbar finisce per esserne vittima e artefice: pur di aggiudicarsi il ballottaggio con Frank è pronta a corrompere il suo uomo più fidato. Non esita persino a rinunciare alla Corte Suprema pur di continuare la sua carriera politica: “questo è quello che desidero di più al mondo, l’ho compreso soltanto quando mi sono candidata. Non comprendevo, almeno fino ad ora, quale fosse il mio destino… il mio destino è diventare Presidente degli Stati Uniti”.  Quella che un tempo era la sua ragione di vita, rappresenta oggi un valore negoziabile, una semplice merce di scambio. Lo stesso Frank riconoscerà la sua mutazione:

Frank: “perciò alla fine sei diventata una di noi?”
Dunbar: “uno di chi?”
Frank: “degli uomini, nelle loro stanze fumose.”

Ma l’oscurità non sempre prende il sopravvento definitivamente…

In lei è rimasto ancora un barlume di luce, un lontano ricordo dei suoi valori, un accenno di umanità che forse, nella quarta stagione, potrebbe farle cambiare rotta nuovamente…

Jakie: “Voglio darti il mio appoggio”.
Dunbar: “Mi piacerebbe avere il tuo sostegno ma non ti offrirò niente. Non inizierò a vendere posizioni governative prima di aver vinto la Casa Bianca, queste decisioni saranno prese esclusivamente sul merito”.

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Gianluca Badii

Gianluca Badii

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Studente di cinema alla Sapienza di Roma e giornalista (se così si può dire) cinematografico; da quest'anno faccio parte dello staff del FFF. Fin da quando mio padre mi fece vedere "C'era una volta in America" a 8 anni, la settima arte è per me una ragione di vita. Da sempre l'uomo dell'ultimo minuto, ma sono convinto che ciò che importa è il contenuto, non la forma.


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