Breaking Bad e la chimica del male: Mike, il cattivo amabile

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mike7Il 20 gennaio 2008 l’emittente statunitense via cavo AMC trasmette il primo episodio di Breaking Bad, una serie che si sarebbe meritata la menzione del Guinness World Records come la serie con la più alta valutazione di tutti i tempi. Nel corso delle sue 5 stagioni incassa numerosi premi, tra cui sedici Emmy Award, otto Satellite Award, dodici Saturn Award, sei WGA Award, cinque TCA Award, due Golden Globe, tre Screen Actors Guild Award, un PGA Award, due DGA Award e sei Critics’ Choice Television Award.

39979_breaking_badUna prima lettura, superficiale e – ammettiamolo – moralistica, della serie ci condanna a leggere il successo di Breaking Bad come espressione di una crisi: la crisi dell’etica “forte”, l’etica naturale, quella che, per intenderci, non discende dall’arbitrio del singolo in preda alle circostanze, ma da principi immutabili inscritti nella natura umana. Secondo tale scuola di pensiero, la parabola dell’everyday man Walter White, che da “Mr.Chips si trasforma in Scarface”, sedurrebbe a tal punto gli sprovveduti amanti della serie da condurli nell’abisso del relativismo morale, dove l’uomo è legge a se stesso.  Sì, perché “l’idealizzazione del cattivo”, compiuta da Vince Gilligan, creatore della serie, non farebbe altro che consolidare l’idea che la realizzazione di sé – e Walter, in effetti, può dirsi finalmente padrone della propria vita – passa attraverso la negazione della propria coscienza e delle regole che governano la convivenza sociale. Il pubblico, affascinato dal riscatto finale di Walt, che da mite e sottovalutato uomo della strada si fa artefice indiscusso del proprio destino, sarebbe tentato di sposare questa pericolosa idea. Da qui l’amara, inevitabile conclusione: “si sono spenti i fari delle antiche certezze”.

“Walter può dirsi finalmente padrone della propria vita”

breaking-bad-brennanMa è davvero con questi occhi che si può leggere una serie tanto fortunata? È con questo criterio che possiamo giudicare i migliori prodotti seriali degli ultimi anni? Si pensi a “I Soprano”, “Mad Men”, “House of Cards”, “Games of Thrones”, “The Walking Dead”, tutti accumanati dall’apparente celebrazione dell’antieroe.  Sono tutti espressione dello smarrimento morale della civiltà post-moderna?

O forse, una volta abbandonata l’idea che il cinema e la serialità televisiva debbano essere sempre e comunque “edificanti”, possiamo legittimamente considerare Breaking Bad, e le serie parenti, come il tentativo alto e coraggioso di dipingere la natura umana nella sua complessità, senza intenti pedagogici?

A queste domande tenteremo di rispondere quando proveremo a misurarci con l’analisi del protagonista della serie, Walter White. Per ora, ci limitiamo ad azzardare un’ipotesi: Breaking Bad è una compiuta, profonda fenomenologia del male, dove il male però non ha le fattezze del deforme o di ciò che suscita repulsione, ma è incarnato in personaggi tanto simili a noi da costringerci ad ammettere con Bryan Cranston, l’attore che interpreta Walter White: “What I discovered is that everyone has a dark side. It might be unrealized, untapped, but if the right buttons are pushed anyone can become dangerous”.

I Soprano”, “Mad Men”, “House of Cards”, “Games of Thrones”, “The Walking Dead”, sono tutti accumanati dall’apparente celebrazione dell’antieroe.

Nessuno dei personaggi che abitano il mondo di Breaking Bad è esente dal male. Nessuno di noi lo è. Ciò che ci impedisce di scivolare nell’abissoe i personaggi della serie lo testimonianoè la capacità di riconoscerci colpevoli. Jesse Pinkman si dimostra capace di fare i conti con il male che ha compiuto: non a caso diventa il perno morale della serie, e si redime. Walter, prigioniero delle proprie menzogne autogiustificatrici, si avvia verso un percorso di autodistruzione.

Nella costellazione dei personaggi di Breaking Bad, espressioni, in vario grado, del male, un ruolo peculiare è svolto dal personaggio di Mike Ehrmantraut, risolutore tuttofare, sul modello del Mr. Wolf di “Pulp Fiction”, per l’avvocato senza scrupoli Saul Goodman, e braccio destro del trafficante di droga Gustavo Fring (Gus).

Delle origini di Mike sappiamo poco. Dovremo attendere il 6° episodio della 1^ stagione di Better Call Saul, spin-off di Breaking Bad, per conoscere a fondo il suo passato. E quel che scopriamo lascia senza fiato.

los_pollos_hermanosPer ora sappiamo solo che Mike è un ex-poliziotto di Philadelphia, costretto a lasciare il corpo di polizia in circostanze non chiare. Approdato nel New Mexico, presumibilmente per stare accanto alla nipotina Kaylee, diviene formalmente capo della sicurezza di “Los Pollos Hermanos”, la catena di fast-food di cui Gus Fring si serve come copertura per il traffico di droga.

Compare in scena come “cleaner”, inviato da Saul Goodman, nel momento in cui la ragazza di Jesse muore per un’overdose. E da subito ne intuiamo le caratteristiche salienti.

Mike è estremamente lucido e razionale. Nulla sembra sconvolgerlo o distoglierlo dai propri “doveri” di criminale. Quando qualcuno gli affida un compito, Mike lo esegue senza fiatare, con perizia, freddezza e precisione. Uccide solo quando è necessario. Quando gli si ordina di farlo. Una morte immotivata lo sconvolge quanto sconvolgerebbe ciascuno di noi: si pensi alla sua reazione al brutale assassinio di Victor ad opera di Gus Fring.


breaking-bad-walt-mikeCon l’avanzare delle puntate di Breaking Bad si intuisce, però, che il personaggio di Mike svolge una funzione narrativa funzionale a quella del protagonista: è un termine di confronto.  Se Walter White, infatti, si dimostra incapace di gestire le proprie ambizioni e provoca più o meno volontariamente una catena di eventi del tutto fuori controllo, Mike agisce secondo le regole, imponendosi un’assoluta autodisciplina.

Incarna, per così dire, un’etica alternativa a quella socialmente riconosciuta, in nome della quale gli è possibile conciliare la sua attività criminale con il ruolo di nonno premuroso. Ed è chiaro che non sacrificherebbe mai volontariamente il secondo in nome della prima. Se è costretto a farlo, è consapevole del prezzo che deve pagare. Ricordiamo il momento in cui è costretto ad abbandonare Kaylee in un parco giochi perché braccato dalla polizia, in una delle scene più intense della 5^ stagione: sul suo volto è dipinta la disperazione pura.  Per Walter, si sa, il bene della famiglia è, invece, soltanto una menzogna che recita a se stesso per convincersi dell’ineluttabilità delle proprie scelte.

“Walter White si dimostra incapace di gestire le proprie ambizioni e provoca più o meno volontariamente una catena di eventi del tutto fuori controllo, Mike agisce secondo le regole, imponendosi un’assoluta autodisciplina.”

Mike, peraltro, diviene una sorta di mentore per Jesse, e tra i due cresce un legame sincero, perché ambedue sono ancora capaci di vivere relazioni umane autentiche.


65th Annual Primetime Emmy AwardsNon è un caso che, nel momento in cui Mike decide, costretto dagli eventi, di associarsi con Walter nella nuova impresa criminale che segue la caduta dell’impero di Gus, l’avidità e l’ego smisurato di Walt finiscono per inghiottirlo. Il suo codice morale, per quanto labile e discutibile sia, non può reggere all’onda d’urto del “superuomo” Heisenberg, convinto ormai di governare un impero.

La morte di Mike, in riva al fiume, è un momento particolarmente triste per gli appassionati della serie, non solo perché muore un personaggio cui ci si era affezionati in virtù della sua umanità, ma perché per la prima volta si è costretti a fare i conti con una verità scomoda: per Walter non c’è speranza di redenzione.

(L’approfondimento è parte della raccolta di saggi “Breaking Bad. La ‘soluzione’ del male” disponibile su Amazon in formato Kindle)


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Emanuel Madaschi

Emanuel Madaschi

"La vita del puntuale è un inferno di solitudini immeritate", e in questo senso mi sono sentito sempre molto solo. Bergamasco nell’anima, e fiero di esserlo. Romano nella guida, per necessità. Credo nella filosofia come arte del domandare, nella musica come terapia sedativa, nel cinema come detonatore di verità. Non potrei vivere in un mondo senza Sprite.


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