Esiste il “per sempre”?

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per sempreEsiste il “per sempre”? –mi avevi chiesto

(…) Esiste solo il “per sempre” – ti avevo risposto

Invece all’improvviso la scure si abbatte, e sembra farlo nel mucchio. Ci sono lutti che devastano, odio che colpisce l’innocenza, occhi che non vedono più. Svanisce l’illusione di poter schivare il dolore, evitare il male con la sua pinza divaricatrice, impedire la frantumazione irreversibile della sfera iridescente che sapevamo di essere.

Ci sono cose che accadono  e modi di affrontarle.
Da un lato la resistenza, il portare nel cuore le vestigia della luce nel modo umano più nobile, con dignità, grandezza e rettitudine, senza cedere alla paura, consapevoli che la vita è come il mare, con momenti di bonaccia e momenti di tempesta.
Dall’altro il lasciar crescere il nanerottolo che è in tutti noi, il buio che conquista spazi sempre più grandi. Quando l’uomo abbandona la sua casa, al suo posto subentra in breve ciò che punge, che ferisce, che uccide.
Il rovo, l’ortica, la vipera
.

20130123_tamaroE Matteo, come potrebbe fare ciascuno di noi, scende sempre più verso il fondo, si distrae volontariamente, si annoia dei “ti amo” che farebbero riaprire gli occhi, si perde illudendosi di trovare un’uscita più giù, in fondo all’abisso.

Il sasso oscuro, nascosto, presente e tuttavia invisibile, c’è in ogni giardino Zen. Ogni cuore tuttavia, finché vive,  mantiene un’incorruttibile scintilla di luce, o almeno la nostalgia di essa. Bisogna abitare i silenzi per imparare a scorgerla nella parte più segreta di ogni creatura,  di ogni spazio e di ogni minuto. Per quanto si cerchi di colmare il vuoto con la spazzatura, la nostalgia di quella luce ricompare  negli incontri, nell’amore gratuitamente offerto, delicato e forte come un germoglio sotto l’asfalto.

Nella devastazione del male il destino è il percorso che l’uomo deve fare per trovare se stesso…

Oltre al male e al dolore sono indispensabili quei giorni bui nel ventre della terra, dove  bisogna avere il coraggio di scendere, il coraggio dell’attesa.
Nella devastazione del male il destino è il percorso che l’uomo deve fare per trovare se stesso, in un’altalena tra libertà e fragilità, dove anche Dio ha rinunciato alla sua onnipotenza.

“Dio non può tutto?” “Dio non può niente senza la nostra collaborazione” “E che cosa possiamo fare?” “Stargli accanto, ascoltarlo, riparare. Consolarlo.” “Ma Dio dov’è?” “Dio è dove lo si lascia entrare”.

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Antonella Bevere

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Catapultata nel mondo del cinema dal fato, lo sceneggiatore ha ben pensato di lasciarmi sentire sempre un po' fuori luogo. Tra i colleghi medici sono 'quella dei film', in ambienti 'festivalieri' sono l'omeopata e l'agopuntore. Ma non importa perché in fondo cinema e medicina non sono poi così diversi. Un bel film può aiutarti a guarire.