Il lato oscuro di Tywin Lannister

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In molti si sono chiesti quale fosse il segreto del successo di Game of Thrones… la trama avvincente? la ricchezza dei costumi e delle scenografie? L’intreccio di generi? La violenza esplicita delle scene?

game-of-thrones-poster_85627-1920x1200Il segreto risiede in un unico, immenso fattore: la molteplicità caratteriale e psicologica dei diversi protagonisti!

La sinossi è relativamente semplice: un regno, una corona e tante famiglie pronte a conquistarli. Ma a rendere Game of Tronhes un fenomeno culturale sono soprattutto gli sviluppi dei membri delle diverse casate per raggiungere il potere: le loro vicissitudini, il loro passato e il loro sguardo al futuro.

I personaggi di Game of Thrones non sono mai univoci, non possiedono un solo volto, sono costantemente all’insegna dell’ambiguità!

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Aldilà degli odi atavici, oltre le prosopopee personali…

Tywin Lannister, Lord di Castel Granito, Scudo di Lannisport e Protettore dell’Ovest, è il capostipite della famiglia dei Lannister, nonché uno degli uomini più ricchi e potenti dei Sette Regni.

Ama i suoi figli Jaime e Cercei, odia il figlio deforme Tyrion.

Calcolatore, stratega, fenomenale condottiero…Le prime cose che si possono notare incrociando il suo sguardo sono le sue naturali crudeltà e spietatezza.

Tywin-lannister-1024Fa stuprare la moglie del figlio odiato, si adopera affinché quest’ultimo venga condannato a morte, non esita a sfruttare i figli come pedine, stermina villaggi per garantire la superiorità territoriale della sua casata… Ma c’è qualcosa nei suoi occhi, qualcosa che sembrerebbe renderlo più umano, qualcosa che sembrerebbe giustificare le sue azioni.

Il suo duro cuore aveva conosciuto l’amore in passato, quello provato per l’adorata moglie; un amore che ha lasciato un barlume di umanità in lui. Ma, fu un amore destinato a durare poco… la moglie infatti morì partorendo il figlio Tyrion; da qui il sorriso cancellato per sempre dal suo volto, da qui l’odio di Tywin per il folletto.

Un odio così forte e cieco, da impedire al Protettore dell’Ovest di rendersi conto che proprio Tyrion fosse il suo unico degno erede, eguagliandolo in astuzia e intelligenza.

Game-of-Thrones-S3E7-02Tutto ciò che Tywin compie è mosso da un lato oscuro, sconosciuto a molti ma indelebile nella sua memoria… È il fantasma del padre a condizionare la sua vita; una padre debole e ignavo le cui azioni, o forse è meglio dire non-azioni, portarono la casata dei Lannister al disfacimento.

Negli anni della sua maturazione Tywin si ritrovò il peso degli errori del genitore, un fardello gravoso da sopportare; forte del desiderio di diventare tutto ciò che il padre non fu in grado di essere, sviluppò così il suo personale ideale di potere.

tywin16tvf-6-webIl Lord di Castel Granito, matura la sua personalità come un moderno Vito Corleone, subordinando il benessere degli altri a quello della propria famiglia, della propria casata. Il suo non è egocentrismo, non è mero desiderio di potere personale, ma una continua e costante ricerca di benessere e stabilità per i suoi cari e, indirettamente, per i Sette Regni.

Quello che agli occhi del mondo era il comportamento di uomo meschino e feroce, per lui era solo giustizia verso la sua nobile famiglia. Ma, come ogni degno Vito Corleone, Tywin si dovrà arrendere e constatare la sua personale sconfitta, il suo fallimento nei confronti della casata e dei figli. Fallimento celebrato nel parricidio più celebre delle serie tv, eseguito da Tyrion.

Kevan a Jaime: «Tywin ti sembra un uomo duro, lo so, ma non è più duro di quello che deve essere. Fu su Tywin che ricadde il non facile compito di riportare la Casa Lannister al suo giusto posto. Nello stesso modo in cui su di lui è ricaduto il compito di dominare il reame, e questo quando aveva poco più di vent’anni. Per altri vent’anni lui portò quel fardello, e tutto quello che ne ricavò fu l’invidia di un re demente. Invece degli onori che meritava, soffrì oltraggi senza fine, e cionondimeno lui diede ai Sette Regni pace, opulenza, giustizia. Perché tuo padre è un uomo giusto.»

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Gianluca Badii

Gianluca Badii

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Studente di cinema alla Sapienza di Roma e giornalista (se così si può dire) cinematografico; da quest'anno faccio parte dello staff del FFF. Fin da quando mio padre mi fece vedere "C'era una volta in America" a 8 anni, la settima arte è per me una ragione di vita. Da sempre l'uomo dell'ultimo minuto, ma sono convinto che ciò che importa è il contenuto, non la forma.


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