The Godfather: l’equilibrio degli opposti

Padrino

MICHAEL: Lavoro per mio padre ora, Kay. È malato…molto malato.
KAY: Ma tu non sei come lui, Michael. Pensavo non saresti diventato un uomo come lui. È quello che mi hai detto.
MICHAEL: Mio padre non è diverso da qualunque altro uomo di potere…(Kay ride) …da chiunque abbia la responsabilità di altri uomini. Come un senatore, un presidente.
KAY: Ma non vedi com’è ingenuo quello che dici?
MICHAEL: Perchè?
KAY: Senatori e presidenti non fanno ammazzare la gente.
MICHAEL: Oh…chi è più ingenuo, Kay?

the_godfather_ilpadrino_2_by_donvito62Il Padrino (1972), l’immortale capolavoro di Francis Ford Coppola, ispirato al romanzo omonimo di Mario Puzo, è il primo atto di una rivoluzione destinata a lasciare un segno indelebile nella cinematografia (e non solo) contemporanea. Si tratta di una rivoluzione – è bene ricordarlo – all’insegna dello scandalo. Perché tale doveva apparire allora la rappresentazione normalizzante di una famiglia criminale (quella dei Corleone). Coppola, cioè, sulla scorta di Puzo, abbandona “impudentemente” lo schema manicheo che caratterizzava le produzioni hollywoodiane dell’epoca – ma che ancora resiste – e che condannava i “cattivi” ad essere spogliati di ogni traccia di umanità, per abbracciare un modello antropologico decisamente più complesso e, dunque, più vero.

Insomma, Coppola sembra dirci: “Eccovi catapultati nel cuore di una prosperosa famiglia mafiosa, cresciuta all’ombra dell’american dream. Il potere che riveste è stato conquistato con ogni mezzo, omicidi inclusi. Ma, in fondo – ed ecco lo scandalo – i Corleone non sono poi così diversi da noi. Sognano di realizzarsi senza dover dipendere da nessuno, senza essere governati dai fili di un burattinaio (“i pezzi da novanta”). E chi non lo vorrebbe? Non sono privi di un codice morale (Vito Corleone paga a caro prezzo il suo rifiuto del business della droga). Sanno amare (“Ho lavorato tutta la vita per prendermi cura della mia famiglia”, confessa l’ormai anziano boss)”.

Non dimentichiamoci però che l’unico personaggio capace di incarnare il fragile e problematico equilibrio tra etica e crimine nel mondo dei Corleone è Vito. Soltanto nei suoi confronti è possibile il pur inquietante gioco di rispecchiamento da parte dello spettatore. In lui ritroviamo l’ambiguità, la compresenza degli opposti, che agita ogni cuore umano.

the_godfather_by_kamiloza-d5374pdVito Corleone è la realizzazione di desideri inconfessabili: il desiderio di una giustizia che supplisca i difetti della giustizia ordinaria (si pensi alla scena d’apertura del film, quella in cui un padre, che mai ha avuto rapporti col crimine, chiede che i responsabili delle violenze inflitte alla figlia, ora a piede libero, siano puniti), il desiderio di non doversi mai riconoscere debitori del proprio successo, il desiderio di ottenere un rispetto incondizionato, e così via…
Se possiamo riconoscerci, in qualche modo, in lui è perché il male che ha compiuto e continua a compiere non ha interamente oscurato il bene che scaturisce dalla sua natura di padre e marito. Un esempio per tutti: Vito trova la forza di abbracciare l’uomo che ha ucciso il figlio Santino, perché non scorra più sangue.
Se esiste una soluzione alternativa alla violenza, Don Vito Corleone l’adotta.

Un’impresa che non riesce a Michael, vero protagonista della pellicola di Coppola. Dominato dal desiderio di vendetta e di potere, Michael perde di vista ciò che per Vito era il bene primario: la famiglia appunto. E la porta che si chiude di fronte alla moglie Kay, nella celebre sequenza finale, è più eloquente di mille parole.

Del resto, il confronto esplicito tra le due parabole esistenziali, quella di Vito e quella di Michael, è materia del II capitolo della trilogia de Il padrino. E quanto abbozzato nella parte I, vi trova piena conferma.

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About the Author
Emanuel Madaschi

Emanuel Madaschi

"La vita del puntuale è un inferno di solitudini immeritate", e in questo senso mi sono sentito sempre molto solo. Bergamasco nell’anima, e fiero di esserlo. Romano nella guida, per necessità. Credo nella filosofia come arte del domandare, nella musica come terapia sedativa, nel cinema come detonatore di verità. Non potrei vivere in un mondo senza Sprite.