Il Bene che, a volte, “può fare” il Male

Gomorra-episodio-8-Genny

di Giuliano Guzzo

E’ giusto che il cinema, la musica, la letteratura – più in generale l’arte – raccontino il Male? E’ difficile confrontarsi con questo interrogativo senza prendere prima coscienza di un dato ineludibile: ovunque la narrazione e la raffigurazione del lato malvagio della vita hanno trovato spazio. Che si tratti di omicidi o di furti, di percosse o di inganni, non esiste civiltà la cui cultura non ne abbia, sia pure in misura diversa, dato spazio.  Quindi, prima che giusta o sbagliata, la curiosità umana verso il male è a tutti gli effetti un dato di fatto. Questo tuttavia non ci può esonerare da una valutazione etica, che anzi rimane doverosa: è giusto raccontare il Male? E, soprattutto, che legame può esserci fra una simile narrazione ed il Bene?

Apparentemente nessuna. Apparentemente – dato che le Tenebre sono l’esatto opposto della Luce – si tratta di due piani diversi, inconciliabili. Solo a prima vista, però. Se infatti riflettiamo con attenzione possiamo scoprire come anche il racconto del Male ha dei profili di utilità e, potremmo spingerci a supporre, perfino di positività. In che senso? Nel senso che raccontare il Male adoperando per esempio una prospettiva che ne esalti l’inumanità può essere un modo per prevenirlo; nel senso che dare spazio, all’interno di un racconto, ad un personaggio malvagio, può servire al lettore piuttosto che al telespettatore a comprendere bene chi non vale la pena di essere. Si può cioè ricavare un esempio anche presentando il suo contrario e mostrandone le contraddizioni.

C’è però anche un secondo livello, per così dire, di eticità nella narrazione del Male, e cioè il fatto che così facendo si ricorda la sua esistenza. La nostra, come molti ed autorevoli osservatori hanno da tempo constatato, è l’epoca del relativismo e dell’indifferenza; è l’epoca in cui sembra che tutto sia giusto o sbagliato a seconda di come lo si interpreti; in cui – per dirla con Friedrich Nietzsche (1844-1900). – «non esistono fatti, ma solo interpretazioni». Ne consegue come raccontare esplicitamente il Male possa essere un modo non solo per esorcizzarlo, ma per tornare coraggiosamente a sottolinearne la concretezza. Perché non c’è favore migliore che si possa fare al Male che negarne l’esistenza, legittimando così qualsivoglia pratica malvagia.

Un terzo ma non meno rilevante aspetto che può giustificare, per il Male, uno lo spazio nelle arti ed in particolare nel cinema, riguarda lo strettissimo legame che questa dimensione oscura ha con l’essere umano. Che ci piaccia o meno, infatti, il Male inquina tutte le nostre esistenze; non sempre in modo irreparabile, fortunatamente; ma nessuno può dirsi a priori estraneo a tutte le forme di malvagità possibili. Ecco che allora presentare un personaggio cattivo, qualcuno che magari arrivi perfino a vantarsi del Male che fa, può costituire un invito a rammentare il marcio e l’oscuro che alberga in ciascuno di noi. Perché ci si decida a cambiare, a non restare brutti; ad abbandonare la strada comoda che spesso il Male offre per seguire quella del Bene; la sola che porta davvero in alto.

articolo di @GiulianoGuzzo

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